Truffe, c'è il call center del raggiro

GENOVA «Zia come stai? Ma come, non mi riconosci?». Scaltri, attenti e prepotenti si prendevano gioco di persone anziane, vedove sole e il più delle volte ammalate. Si spacciavano per nipoti, cugini e parenti e affermavano di avere bisogno di un piccolo aiuto economico. E dopo aver conquistato la loro fiducia portavano loro via tutti i risparmi: denaro, gioielli e perfino polizze di pegno. Il modus operandi della gang di truffatori, tutti polacchi di origine sinti, sgominata dai carabinieri di Genova era ormai collaudato. C'erano i telefonisti, un vero e proprio call center, che chiamavano random dalla Polonia ogni giorno decine di anziane scegliendole in base a nomi di una volta (Ernestina, Giuseppina o Cesira) e dopo averli convinti di essere quei parenti che non sentivano da tempo chiedevano loro una mano affermando di essere in procinto di acquistare un'auto ma che la banca avrebbe dato i soldi l'indomani oppure chiedendo un acconto per comprare la casa. Chiedevano dieci, quindici mila euro. Poi scattava la fase due con l'intervento della "batteria operativa" che aspettava nelle città prese di mira i cui componenti si facevano passare per il direttore della banca o il responsabile dell'autosalone che a casa dell'anziano prendeva il denaro. Se c'era qualche imprevisto scattava una nuova telefonata, ma questa volta con toni più aggressivi: «Hai capito che mi servono i soldi», dicevano duramente. La procura di Novara, che ha coordinato l'indagine, stima che nel biennio 2010-2012 la gang abbia arraffato oltre 1 milione di euro. Nei guai sono finiti 71 sinti, di cui 12 arrestati, altri 20 sono latitanti. L'accusa è associazione a delinquere finalizzata alle truffe con l'aggravante della transnazionalità. I colpi hanno interessato il nord Italia ma anche Svizzera, Austria, Germania, Svezia, Repubblica Ceca, Usa e Canada. Il numero delle truffe è imponente: 253 colpi contestati tutti andati a segno con mille denunce in tutta Italia.