Residenza ai senza tetto se contattano i servizi sociali

PAVIA Senza residenza ma, di fatto, abitanti a Pavia. Sono padri e madri separati, sfrattati, senzatetto, persone indigenti. Senza residenza non possono avere l'assistenza sanitaria né un medico di base, una carta d'identità, il rinnovo della patente, non possono lavorare né rivolgersi ai servizi sociali. Il Comune, su sollecitazione dell'associazione Avvocati di strada Onlus, ha approvato le modalità operative per la presa in carico di chi per vari motivi si trova per strada senza una residenza, ma che comunque gravita in città.Tradizionalmente i senzatetto "vivono" per il Comune in una via inesistente, via Pavia: capita per i giostrai, per esempio. Ma entro 45 giorni il vigile doveva andare a verificare la residenza. Ora anagrafe e servizi sociali insieme hanno stabilito un metodo per legare la richiesta di residenza a un progetto di presa in carico sociale. Il senzatetto fa dunque domanda all'anagrafe e viene iscritto all'anagrafe temporanea e deve prendere contatti con il settore politiche sociali entro 30 giorni. Se lo fa, sarà iscritto all'anagrafe e potrà così accedere alle certificazioni legate allo status di residente. In caso di interruzione della presa in carico, il settore politiche sociali potrà valutare un'eventuale revisione della pratica. Ieri alla presentazione c'erano anche le associazioni Avvocati di strada, Caritas, Croce Rossa, Amici di San Mauro, Tribunale dei diritti del malato, Cooperativa Liberamente, Arci, Acli, Ains, Acat, Giona nel Ticino e don Franco Tassone della pastorale del lavoro della Diocesi. «Non possiamo chiudere gli occhi di fronte ai bisogni della città – spiega l'assessore Alice Moggi – e pensare che questi si risolvano da soli, né possiamo pensare che tutti i problemi restino a carico del Terzo settore, che con amore e impegno, opera senza distinzione. Questo è un piccolo passo verso un nuovo concetto di welfare che parte dalla condivisione di obiettivi e responsabilità tra tutti i soggetti del territorio, pubblici e privati, e che va verso un nuovo modello di intervento che vede nella comunità tutta la presa in carico delle persone più fragili». (a.gh.)