Spiragli di tregua, ma Hamas frena

TEL AVIV Il cessate il fuoco con Gaza al momento non c'è: le trattative in corso al Cairo non hanno raggiunto - ha fatto sapere Hamas dalla Striscia - alcuna intesa. La notizia - diffusa ieri mattina da una fonte israeliana alla Bbc - che dalle 6 di oggi ci sarà un cessate il fuoco generalizzato finora non ha trovato conferma. E così, dopo le cinque ore di tregua umanitaria di ieri mattina, la guerra è ripresa subito con immutato vigore: quasi cento razzi - più un drone - su Israele e due infiltrazioni di miliziani di Hamas nel sud del Paese. Israele ha detto di averli neutralizzati, mentre Hamas ha negato. Sulla Striscia sono continuati i raid con nuovi morti, tra cui altri cinque bambini. Il bilancio è salito a quasi 240 morti e oltre 1.700 feriti. E l'Unrwa, l'ente delle Nazioni Unite per i profughi, ha ieri rivelato che venti razzi sono stati nascosti da ignoti a Gaza all'interno di una sua scuola. Di fronte alla situazione, Israele ha annunciato che stamani riunirà il Gabinetto di sicurezza per decidere «come espandere» le operazioni su Gaza. Eppure ieri Il Cairo è stato il vero e proprio crocevia degli sforzi diplomatici per un cessate il fuoco: molti media hanno riferito della contemporanea presenza nella capitale egiziana - e si dice nello stesso albergo - sia di delegazioni israeliane sia di rappresentanti di Hamas. Protagonista principale il presidente palestinese Abu Mazen che condivide la mediazione egiziana e che Il Cairo considera interlocutore principale anche come rappresentante di tutti i palestinesi. Il leader di Ramallah ha anche incontrato il presidente al-Sisi che ha sottolineato che per arrivare ad un cessate il fuoco a Gaza c'è bisogno di un sufficiente grado di «flessibilità» da parte di Hamas e degli israeliani. L'incontro - secondo quanto ha riferito il portavoce del presidente egiziano - è stato incentrato sulla «iniziativa egiziana» per un cessate il fuoco, sulle «posizioni» di Israele e delle «fazioni palestinesi» e sugli «ultimi sviluppi» in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est. Anche la sponda europea è impegnata a sbloccare la situazione: il ministro Federica Mogherini, che oggi sarà in Giordania e poi al Cairo, ha detto che il Consiglio degli Affari Esteri dell'Ue si riunirà martedì sulla situazione in Medio Oriente: «Lavoreremo - ha spiegato - alla formalizzazione di un documento su questo dossier. Spero e penso che l'Unione europea debba avere assieme agli Usa un ruolo maggiore in questo campo. Ed è quello che mi hanno chiesto tutti gli interlocutori, sia israeliani che palestinesi, incontrati in questi giorni».