Mosca, l'ira per le nuove sanzioni

MOSCA La Russia accusa il colpo delle nuove sanzioni occidentali per la crisi ucraina su una già stagnante economia, come rivela il tonfo della Borsa (-2,3 e -3,8 in chiusura i due indici principali) e l'indebolimento del rublo rispetto a euro e dollaro. Ma i dirigenti russi promettono ritorsioni «dolorose» ed evocano il rischio di tornare al clima della guerra fredda, sullo sfondo di tensioni aggravate oggi anche dall'ancora controverso abbattimento di un Boeing 777 malese sui cieli dell'Ucraina. Putin, che ieri sera ha espresso in una telefonata il suo «forte disappunto» a Obama, è stato uno dei primi a reagire da Brasilia, prevedendo una «impasse» e «gravi danni» nelle relazioni russo-americane, pur lasciando «aperta la porta ai negoziati per uscire da questa situazione». Poi a ruota una raffica di reazioni sdegnate e minacciose. «Se i nostri partner continueranno con le sanzioni, in risposta saranno prese misure contro persone e compagnie straniere», ha tuonato il premier Dmitri Medvedev, avvisando che c'è il rischio di «riportare le relazioni tra Russia e l'Occidente agli anni 80». Anche il ministero degli Esteri ha esternato, definendo le sanzioni «una ritorsione perché gli avvenimenti in Ucraina si sviluppano non secondo lo scenario di Washington». «Non tollereremo il ricatto delle sanzioni Usa e ci riserviamo il diritto a misure di ritorsione», ha aggiunto. Igor Secin, presidente del colosso petrolifero Rosneft, una della società colpite, è stato più esplicito: «Esse danneggeranno innanzitutto i partner americani della compagnia», che annovera una major come Exxon Mobile e varie banche Usa tra i creditori. A suo avviso, comunque, il nuovo giro di vite ha come obiettivo «non Rosneft ma la sovranità e la politica indipendente della Russia». Washington ha aggiunto alla sua lista nera, oltre a Rosneft, Gazprom, Gazprombank, Novatek e la banca pubblica Veb, tra i cui dirigenti figura Medvedev. Nel mirino quindi ci sono i settori energetico e bancario, cruciali per l'economia russa. Anche la Ue ha deciso di rafforzare le sanzioni, congelando i programmi russi della Banca europea d'investimenti (Bei) e dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Berd).