Speronano auto dei carabinieri, 2 arresti

di Roberto Lodigiani wVOGHERA Se la sono cavata con otto mesi di reclusione, riguadagnando la libertà - e il divieto di tornare in provincia di Pavia - dopo una sola notte di purgatorio in una cella di sicurezza. Eppure i carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Voghera e i colleghi della stazione hanno faticato non poco per far scattare le manette ai polsi di Mouard Loubane, 27 anni e Razik Amzallou, 32, entrambi di nazionalità marocchina con precedenti per spaccio di stupefacenti. Due volti noti agli inquirenti. Non molti mesi fa sono già finiti in carcere, sempre per faccende legate alla droga. Uno è uscito in aprile dalla casa circondariale di via Prati Nuovi e il secondo in dicembre. I carabinieri li tengono d'occhio. Sanno con chi hanno a che fare. L'altro pomeriggio, una pattuglia in borghese li incrocia mentre sono su una Fiat Punto. Probabilmente hanno appena ceduto delle dosi a un cliente, spontaneo il sospetto che sull'auto nascondano altra «roba» (la perquisizione, comunque, darà esito negativo). Così, viene improvvisato un posto di blocco in strada Oriolo, e i carabinieri intimano l'alt alla Punto. Loubane, che è alla guida, reagisce facendo un'inversione di marcia e speronando il mezzo di servizio dell'Arma nella parte anteriore e laterale destra. Ñell'urto, due militari a bordo restano lievemente contusi, mentre Loubane e il suo complice si precipitano in strada e si danno alla fuga. I campi, e la possibile salvezza, non sono lontani. Ma i carabinieri non demordono. Chiedono rinforzi, la caccia prosegue fino alla cattura di Loubane e Amzallou, dopo una breve colluttazione. Per ambedue, scatta quindi l'arresto per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Ieri mattina, il processo per direttissima a Pavia - con Antonella Santi a rappresentare la pubblica accusa in aula - la condanna e il rilascio. Loubane e Amzallou hanno usufruito del decreto salva-carceri, che non prevede la detenzione per pene inferiori ai tre anni; inapplicabile, del resto, la misura alternativa degli arresti domiciliari, trattandosi di due persone che hanno come residenza ufficiale un campo nomadi alla periferia di Milano. Ma le indagini dei carabinieri non si fermano certo qui. Si lavora per smantellare una rete dedita al traffico di droga in città. Per lo scambio della merce e la cessione delle dosi, i pusher scelgono luoghi appartati, proprio come strada Oriolo, dove meno intenso è il transito di veicoli e più agevole non dare nell'occhio. Un'attività investigativa che prosegue sottotraccia, puntando a incastrare l'intera organizzazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA