Torre d'Isola, Guala L'azienda non molla: «Vogliamo chiudere»
L'assessore alle Attività produttive Mario Melazzini, ha convocato per domani un incontro in Regione con i responsabili sindacali e lavoratori dell'azienda: «Intendo ribadire l'impegno e la disponibilità della Regione a mettere in campo ogni azione concreta che possa avere ricadute positive sullo stabilimento e mantenere i livelli occupazionali. E' fondamentale fare tutto il possibile per far rimanere attiva questa importante realtà per il territorio pavese». di Giovanni Scarpa wTORRE D'ISOLA Delocalizzare per guadagnare di più. E, a meno di proposte in grado di garantire un prezzo d'acquisto assolutamente concorrenziale, pronti a chiudere lo stabilimento per ottenere questo obiettivo. Parte in salita la trattativa fra sindacati e i vertici della Guala Closures Group, tenutasi ieri pomeriggio nella sede di Confindustria a Voghera. Due ore di incontro in cui la società si è detta aperta a tutte le ipotesi (eventuale partnership o addirittura cessione), tranne che a quella che davvero interessa: mantenere aperto lo stabilimento di Torre d'Isola sotto il suo marchio. «Situazione complicata, molto complicata – spiega Carlo Bossi, della Fiom –. Il loro ragionamento è semplice: Torre d'Isola non è in perdita, guadagna, ma in Polonia faccio più utili. Quindi vado lì». Questa è la finanza d'impresa, bellezza. La più temibile, perchè non guarda in faccia a nessuno. «La Guala è una multinazionale. Loro ragionano così: ho vari stabilimenti in giro per i mondo? Vado dove mi conviene di più». Con buona pace per i 135 lavoratori del Pavese. «Ma ora non drammatizziamo – prosegue il sindacalista –. Siamo solo all'inizio della trattativa. Noi abbiamo abbozzato delle ipotesi, come ad esempio la possibilità di trovare un nuovo acquirente. Loro non hanno detto no. Ma, qualunque possa essere la soluzione, vogliono avere mano libera sul prezzo d'acquisto. In altre parole, il profitto è al primo posto, altro non conta». E questo è pericoloso. «Sta passando questo concetto – avverte Bossi –: vado dove guadagno. Sta succedendo anche alla Merck. Se le aziende iniziano a ragionare così, 9 su 10 lasceranno l'Italia». La motivazione data dalla Guala Closures sconvolge soprattutto i dipendenti della sede di Torre d'Isola, presenti ieri pomeriggio davanti alla sede di Confidustria, a Voghera: «Non ci hanno detto che siamo in perdita, ma che non siamo abbastanza redditizi rispetto a quanto vorrebbero guadagnare. Il nostro profitto ammonta al 2,5% mentre in Polonia sarebbe del 25%. Capiamo la logica del mercato, ma una decisione di questo tipo, presa adesso, non ha senso». Lo stabilimento, dopo una leggera perdita negli anni scorsi, ha infatti recuperato negli ultimi 2-3 anni, tanto che gli operai non solo non sono mai stati in cassa integrazione, ma hanno sempre fatto 3 turni notturni a settimana, straordinari e solo qualche giorno di ferie. L'azienda punta a ricollocare qualche operaio nelle sedi di Alessandria o Magenta, ma è una soluzione che non può valere per tutti i dipendenti: sono in molti a lavorare alla Guala insieme alle mogli o ad altri membri della famiglia e il trasferimento in Polonia potrebbe pregiudicarli gravemente dal punto di vista economico. Sindacalisti e dipendenti sono d'accordo nell'affermare che «la situazione va risolta alla base da parte dell' Ue: si è arrivati a una sorta di cannibalismo intraeuropeo, bisogna fare qualcosa per tutelare il mondo del lavoro in generale e non solamente le singole aziende». (ha collaborato Marta Calatroni)