Giovane, ma già esperta di esteri
BRUXELLES Nuova è nuova. Federica Mogherini, in Italia «il più giovane ministro degli Esteri della storia», come lei stessa si descrive nel suo blog, ha indubbiamente questa caratteristica che la distingue nel panorama della politica italiana, europea e mondiale. Anche se nell'Ue in realtà ci sono ministri degli Esteri più giovani di lei. Che però non sono stati mai in corsa per il prestigioso incarico di Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea. La storia di Mogherini è breve, tanto che lei stessa trova lo spazio per dire nel suo curriculum che «ha 41.704 followers su Twitter e da quando si è iscritta, nel gennaio 2012, ha fatto 4.377 tweet» , dopo aver raccontato di essere «sposata con Matteo Rebesani, ex braccio destro di Veltroni al Campidoglio» e di avere due bimbe, una nata nel 2005 e un'altra nel 2010. Ha anche una storia politica, ovviamente, ed è per questa che è diventata ministro. Non è lunghissima, a dire il vero, neanche per una persona nata nel 1973. E' deputato dal 2008 e si è sempre occupata di Affari esteri e Difesa. Il vero salto l'ha fatto nel 2013 quando è stata eletta Presidente della Delegazione italiana all'Assemblea parlamentare della Nato. Nel partito il suo anno è sempre il 2013, quando diventa membro della segreteria nazionale del Pd di Renzi, in qualità di responsabile Europa e Affari Internazionali. In precedenza, nei Ds, era stata responsabile delle Relazioni Internazionali, e lì pose le base per le sue tutt'ora buone relazioni con il partito democratico e l'amministrazione Obama. Negli anni '90 era ancora volontaria dell'Arci e attivista di movimenti giovanili. Chi l'ha vista agire in pubblico, anche in confronti difficili, con "mostri sacri" della politica estera dice che è una «che sa tenere il suo punto, si vede che non è strutturata, ma è determinata. E' brava a dialogare». Nel suo ministero però non la pensano così. Certo l'amministrazione degli Esteri è probabilmente una delle più paludate e tradizionaliste del panorama ministeriale italiano, ma a sentire i commenti di alcuni funzionari, il rapporto non si è stabilito per niente. Non tanto per le linee di politica estera, quanto per una sua certa insofferenza verso la struttura, «e una sua incapacità di interagire». E a Bruxelles qualcuno la prende poco sul serio proprio perché non si è mai sentito parlare di lei fuori dall'Italia. (l.r.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA