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SCUOLA Ecco perchè non va la settimana corta nNelle ultime settimane anche la Rete studenti medi di Pavia, sindacato studentesco che difende i diritti degli studenti, ha lavorato sulla questione settimana corta. Comprendendo le difficolta economiche della nostra Provincia (come molte altre in Italia), non bisogna però dimenticare l'importanza fondamentale di una sana e corretta istruzione dei giovani. Noi siamo del parere che la settimana corta non dovrebbe essere adottata in tutti gli istituti: non si può certo paragonare il carico di studio di un istituto tecnico o professionale a un liceo. La nostra proposta è quindi che ogni istituto in base al tipo di studi e in base alla tipologia di studenti decida autonomamente se applicare o meno la settimana corta. Per esempio il Liceo artistico Volta di Pavia si trova con un monte orario di 34 ore settimanali per il biennio e 35 per il triennio, e gli studenti del triennio si trovano a fare con la settimana lunga già due rientri pomeridiani: qualora dovesse passare la linea della settimana corta, i pomeriggi con rientro diventerebbero 4 se non addirittura 5; con il risultato che tutti gli studenti residenti a Pavia tornerebbero a casa non prima delle ore 16.30-17; ma quelli residenti fuori Pavia (e sono la maggioranza) difficilmente potrebbero arrivare a casa prima delle 18 o forse 19. Questi orari toglierebbero ai ragazzi ogni possibilità di ripassare i compiti a casa e verrebbe a mancare anche il tempo di fare anche attività extra-scolastiche. Dobbiamo pensare che più della metà degli studenti pavesi sono pendolari, alcuni anche extra provinciali: la settimana corta porterebbe quindi ad un abbassamento nettamente inferiore della media scolastica e anche un collasso mentale dello studente, la voglia di andare a scuola sarà sempre più bassa, un ragazzo adolescente ha bisogno anche di stare con gli amici, di divertirsi insomma, non si può pensare che uno studente facendo la settimana corta abbia il sabato o la domenica liberi, anzi si ritroverebbero a studiare maggiormente nel weekend, visto che nel resto della settimana ci sarà poco tempo. Questa lettera la sto scrivendo io, studente del Cossa, istituto professionale di Pavia, che già applica la settimana corta: il mio parere per quanto riguarda la settimana corta nella mia scuola è positivo, fare un rientro di due ore alla settimana per me non è un problema, preferisco farlo piuttosto che andare a scuola il sabato, ma ribadisco che non si può paragonare il mio carico di studio, più basso rispetto ad altre scuole - visto anche le ore di pratica che facciamo nei laboratori-, con i licei e alcuni istituti. Abbiamo parlato inoltre con il sindacato della scuola(Flc), e anche loro sostengono che la settimana corta non porterebbe molto risparmio dal punto di vista del riscaldamento, lasciando i termosifoni spenti nel weekend si troverebbero scuole gelide il lunedì, e la caldaia quindi dovrebbe aumentare lavoro econsumi. Se la Provincia vuole veramente risparmiare sul riscaldamento dovrebbe ricordarsi che ci sono scuole in cui la temperatura è al di sotto della norma di legge mentre in alcune scuole il riscaldamento invece è acceso spropositatamente, costringendo persino ad aprire le finestre nelle giornate invernali per il troppo caldo. Edoardo Roncon Rete studenti medi Pavia sport Mondiali, il meglio arriva dal pubblico nSeguo con interesse i Mondiali di calcio da quando ero bambino. Mi hanno sempre affascinato. Nel 1958 avevo 8 anni e ricordo ancor oggi con stupore ed ammirazione i formidabili attaccanti brasiliani Didì, Vavà, Pelè ed il mitico portiere Gilmar. Come tutti i bambini sognavo di diventare un campione come loro. All'Oratorio di San Pietro in Verzolo, periferia della città di Pavia, si giocavano interminabili partite di calcio senza arbitro, allenatore o qualsiasi altra figura tecnica. Si giocava per il gusto di giocare, di confrontarsi, di superarsi. All'oratorio ho imparato senza forzature il fair play, un atteggiamento naturale e spontaneo di rispetto del compagno avversario che al giorno d'oggi, purtroppo, rilevo raramente. Qualche anno dopo lasciai il calcio per il tennis. Mi innamorai di questo sport dei "gesti bianchi", ma non smisi mai di seguire ogni 4 anni, la manifestazione calcistica più importante del mondo. L'edizione di quest'anno ha suggellato la supremazia della Germania, squadra rivelatasi più forte in assoluto. Mi pare la degna e giusta conclusione di un campionato del mondo ove, purtroppo, la nazionale italiana dopo il brillante inizio con l'Inghilterra si è sciolta come neve al sole contro Costa Rica e Uruguay. Sono scorsi fiumi di inchiostro per dare spiegazioni alla disfatta italiana, ma io penso che si dovrebbe incominciare a rendersi conto che comunque siamo di fronte a un gioco ove c'è una squadra che vince e una che perde. Ma la mia visione romantica dello sport non è assolutamente condivisa dalla maggior parte degli addetti ai lavori che vedono nello sport soprattutto un grande "affare"! Ricordo che durante i miei quarant'anni d'insegnamento di educazione fisica, a scuola solevo dire ai miei ragazzi che il calcio professionistico è un enorme business e che la pratica del calcio che io avrei proposto loro nulla avrebbe avuto a che fare con lo sport al quale loro si ispiravano guardando le partite di calcio in Tv. La nota veramente positiva che si rinnova ogni 4 anni è rappresentata dalle splendide immagini del coloratissimo pubblico di qualsiasi nazionalità, di qualsiasi colore e razza che festeggia ed esulta sugli spalti per una vittoria o si dispera e piange per una sconfitta. Aldo Lazzari MEDE E PAVIA Grazie per le cure a mamma Giuseppina nIl marito Claudio e i figli Filippo e Chiara vogliono esprimere la loro gratitudine e ringraziare tutti coloro che in questi mesi di malattia sono stati presenti con il loro sostegno. In particolare si ringrazia tutto il personale infermieristico ed ausiliario dell'Unità Operativa di Medicina e Chirurgia di Mede con i coordinatori infermieristici C. Mascherpa e M. Angeleri. Un grazie al dottor Turi dell'Unità Operativa di Chirurgia e al dottor Bagnoli dell'Unità Operativa di Medicina di Mede. Grazie al primario Prof. P. Dionigi dell'Unità Operativa di Chirurgia 1 del Policlinico San Matteo di Pavia e al coordinatore infermieristico M.R. Cassinari e a tutto il personale per la loro infinita disponibilità. Con grande umanità e passione hanno saputo stare vicino a Giuseppina Pontello esprimendo una dolcezza e una discrezione che non dimenticheremo mai. famiglia Broggin