Ostruzionismo al Senato, il voto slitta

di Nicola Corda wROMA Quota ottomila o quasi. La montagna degli emendamenti alla riforma costituzionale è cresciuta fino a 7.830, giusto al momento dell'approdo in aula. Prevedibile, con i nodi principali che in commissione sono rimasti insoluti, ma ora quella mole di carta mette davvero paura, tanto più che al Senato si rischia un ingorgo in previsione dello stop di metà agosto. Di traverso si mettono anche alcuni decreti in scadenza che rallentano i progetti renziani. «Sarà un lavoro lungo, un dibattito ampio e saranno necessarie anche delle sedute notturne per chiudere prima delle vacanze estive», ammette il capogruppo dell'Ncd Schifani. Tuttavia dal ministro Maria Elena Boschi non traspare preoccupazione: «Affronteremo un problema al giorno e comunque ormai il treno è partito». Di sicuro Palazzo Madama non metterà a verbale un voto prima della prossima settimana e dunque i tempi si allungano ancora. Pure una notevole sforbiciata agli emendamenti non sarà sufficiente a evitare la battaglia in aula. Il gruppo critico e trasversale nella "strana maggioranza" del Pd e Forza Italia non demorde e a questo si sono aggiunti i leghisti seguaci più del segretario Salvini che di Calderoli (protagonista dell'ultima mediazione), il Movimento 5 Stelle e le truppe di Sel che hanno messo la firma su circa 6.000 proposte di modifica. «Come entrare in autostrada contromano» è il giudizio sul testo arrivato in aula del senatore del Pd Chiti, che guida i dissidenti e deciso a portare avanti la battaglia sul Senato elettivo «come contrappeso necessario» a quelle che definisce «distorsioni maggioritarie». «La Costituzione non è dei partiti né della maggioranza ma dei cittadini, devono essere gli italiani a dire la loro sui cambiamenti» spiega Chiti, che chiede almeno il referendum confermativo obbligatorio. Gli applausi che riceve in aula sono il segno che la sua proposta ha sfondato le linee di Forza Italia dove, nonostante l'appello di Berlusconi la fronda non si placa. A guidarla l'ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini che ieri ha riunito 22 ribelli azzurri a cena. La fretta imposta da Renzi «fa sospettare che il premier voglia un nuovo assetto istituzionale e una legge elettorale pronti all'uso per la prossima primavera». L'ex giornalista torna ai suoi retroscena e indica i pericoli istituzionali che nascono combinando la riforma della Costituzione con l'Italicum. Troppo potere per il segretario del partito di maggioranza, «così torniamo a Breznev» aggiunge Minzolini. Perciò la seconda incognita per il governo arriva dalla riforma elettorale che oggi sarà sul tavolo del nuovo incontro in diretta web tra Renzi e il Movimento 5 Stelle. Dopo lo scambio reciproco di missive, Danilo Toninelli prova a smontare i sospetti di alcuni esponenti Dem che temono un dialogo infinito solo per far saltare i tempi della road map delle riforme. «Non stiamo bluffando, vogliamo sul serio cambiare questa pessima legge elettorale fatta da Renzi e Berlusconi che fa male al paese e architettata per far male ai 5 Stelle». Con l'inserimento delle preferenze per il Movimento di Grillo «resterebbe una brutta legge ma può migliorare grazie al nostro apporto, anche se continuiamo a chiedere liste pulite dai condannati e il divieto di pluricandidature». ©RIPRODUZIONE RISERVATA