«Ci siamo soltanto difesi da quel cliente violento»
di Roberto Lodigiani wRIVANAZZANO TERME «Quel ragazzo era vistosamente alterato e veniva avanti facendo roteare una catena con legata una palla di cemento. Il mio cuoco si è spaventato e ha sparato, utilizzando un fucile caricato con pallini di gomma. E' stata legittima difesa, mi sembra chiaro». Così Franco Bona, titolare del ristorante Ciabot di Rivanazzano, rievoca quanto accaduto venerdì notte nel retro del locale di strada Cappelletta. A restare ferito - colpito alle gambe e alle braccia – un 24enne di origini argentine residente nel Varesotto. Il giovane si è fatto medicare al Pronto soccorso di Voghera e il giorno dopo è tornato in ospedale, stavolta a Varese. Dopo l'intervento immediato di una pattuglia dei carabinieri di Casteggio, che erano di turno quella notte, l'indomani si sono presentati al Ciabot anche i colleghi del Nucleo operativo di Voghera, per raccogliere ulteriori informazioni utili alla ricostruzione della vicenda, alla quale si sta interessando pure la squadra mobile della polizia varesina. Il cuoco sarà indagato per lesioni, un atto dovuto in questa fase. «Ma anche noi – avverte Bona - sporgeremo denuncia per violazione di domicilio, ingiurie, minacce, tentata aggressione». Il Ciabot è noto nella zona, e non solo, per l'atmosfera informale, l'estrosità e la goliardia del servizio. Tanto che si autodefinisce il locale più pazzo del mondo. «Non conviene vestirsi eleganti per venire qui, si rischia parecchio», avverte il sito internet del ristorante. Il perchè è presto detto: «Risotto alla muratora portato con una bella carriola, verrà servito con cazzuola e frattazzo. Dopo gli ottimi secondi di carne, è il momento del dolce, che è buonissimo, ma somiglia tanto a...Non per niente viene servito nel vaso da notte. E per finire l'ammazzacaffè, che vi verrà servito direttamente in bocca con un imbuto». Proprio l'originalità della proposta, convince il 24enne oriundo e i suoi amici alla gita fino in Oltrepo. Ma la conclusione non sarà affatto all'insegna della goliardia. «Era un gruppo di istruttori e allievi di una palestra di arti marziali – racconta ancora il titolare – si sono presentati già piuttosto su di giri. Poi hanno cominciato a importunare un'altra compagnia di giovani, da noi per un addio al celibato». I toni salgono, il clima si surriscalda. Al punto che Bona e i suoi collaboratori preferiscono chiudere il locale, invitando i clienti ad uscire. La questione sembra ormai chiusa. Ma le cose non stanno così. «Quel ragazzo è tornato e ha aperto il cancello del retro. Urlava e gesticolava, impugnando una catena con legata una palla di cemento che faceva roteare sopra la testa. Abbiamo temuto il peggio». Ed è partita la fucilata che ha raggiunto il 24enne «gaucho» varesino. ©RIPRODUZIONE RISERVATA