UN PASSO VERSO I CITTADINI
di ROBERTO CASTALDI Si avvia la trasformazione della Commissione verso un governo parlamentare dell'UE, grazie alla scelta dei partiti europei di politicizzare le elezioni presentando propri candidati alla Presidenza. Il Consiglio Europeo del 27 giugno a maggioranza qualificata - con l'opposizione di Gran Bretagna e Ungheria - ha dovuto recepire le indicazioni del Parlamento, designando Juncker, che ieri è stato eletto dal Parlamento con 422 voti favorevoli, 250 contrari, e 57 astenuti. Juncker ha rivendicato questo passo verso la democrazia europea, e la nuova Commissione nasce su un patto politico tra i gruppi popolare, socialista, e liberale per rafforzare l'integrazione e superare la crisi. Per riavvicinare i cittadini all'UE Juncker propone 300 miliardi di investimenti in tre anni - riprendendo una proposta dell'Iniziativa dei cittadini europei "New Deal for Europe" su cui le organizzazioni sindacali, europeiste e della società civile stanno raccogliendo le firme, indicando anche gli strumenti finanziari necessari: tassa sulle transazioni finanziarie, carbon tax e euro-project-bond, ovvero debito europeo finalizzato agli investimenti. Juncker su questo è stato vago, facendo riferimento ad un migliore uso del bilancio UE (che è solo lo 0,9% del PIL europeo) e della Banca Europea degli Investimenti. L'agenda dell'Unione è cambiata: e questo è decisivo. Più della "flessibilità", del recupero di qualche decimale di deficit nazionale, serve una politica europea della crescita, che Juncker ha delineato: investimenti europei nelle infrastrutture, nella ricerca e per i giovani; unione dell'energia, per garantire gli approvvigionamenti, puntando sulle rinnovabili e sul risparmio energetico; rafforzamento del mercato unico, digitale e non solo, salvaguardando la libertà di circolazione delle persone, rafforzando l'integrazione dei mercati finanziari e contrastando a livello UE evasione ed elusione fiscale; accordo di libero scambio con gli USA, ma da negoziare pubblicamente e solo con garanzie sul rispetto dei diritti e della privacy dei cittadini; un'Europa sociale con una valutazione di impatto sociale di tutte le politiche, il superamento della Troika e un controllo democratico europeo sulla governance economica, e linee guida della Commissione sull'uso della flessibilità nei Trattati, in modo da attenuare le politiche di austerità. Nel quadro di un'integrazione differenziata Juncker ha auspicato che la Gran Bretagna resti nell'UE, ma ha chiarito la necessità di rafforzare l'Eurozona con un vero governo dell'economia, un proprio bilancio e capacità fiscale ed una rappresentanza esterna. Giusto: serve la federazione dell'Eurozona per superare la crisi. Pur auspicando il proseguo dei negoziati con gli Stati dei Balcani occidentali ha chiarito che il processo di allargamento dell'UE è da considerarsi concluso, almeno per i prossimi 5 anni. Bisogna approfondire, rilanciando l'integrazione sulla politica estera e di difesa per far fronte alle sfide ai nostri confini, dall'Ucraina all'Africa, al Medio Oriente. Ha promesso un commissario per l'immigrazione e il rafforzamento di Frontex per il controllo delle frontiere e del Mediterraneo. E' un programma di governo e di riforma dell'UE ambizioso, segnale di una Commissione in grado di recuperare un ruolo propulsivo. Servirà una squadra coerente con questi obbiettivi, anche rigettando le proposte dei governi - che già per le prime nomine litigano su persone e portafogli - che non lo fossero, e sfruttando l'alleanza dentro e con il Parlamento per far saltare proposte sgradite. I commissari non rappresentano gli Stati, i governi dovranno negoziarli con Juncker, e dovranno poi ottenere la fiducia del Parlamento. Se davvero vorrà rafforzare l'UE e la Commissione questo sarà il suo primo banco di prova. @RobertoCastaldI ©RIPRODUZIONE RISERVATA