La Concordia si è staccata dal fondale
di Natalia Andreani wINVIATA AL GIGLIO A guardarla ad occhio nudo, il cambiamento non è ancora apprezzabile. Ma dalle 11 di ieri mattina la Costa Concordia galleggia in maniera autonoma. L'immensa nave da crociera naufragata sugli scogli dell'isola del Giglio la sera del 13 gennaio 2012 si è sollevata da quello che fu il suo frettoloso inchino. Si è sollevata di due metri dal falso fondale costruito per sorreggerla e tre rimorchiatori l'hanno trainata di trenta metri a est, verso il largo, per completare le operazioni che precederanno il traino verso il porto di Genova Voltri. E alle 11, nel momento del distacco, nella sala operativa installata a bordo del relitto è stata la voce del Senior salvage master, Nick Sloane, ad annunciare il successo della manovra: «Ladies and gentlemen she is refloating», ha detto tra gli applausi della sua squadra e di tutti i tecnici impegnati nelle operazioni a terra e in mare. Poi un'altra battuta al tramonto, quando un tender ha riportato il team sul molo del porto, tra cori, fischi e fraterne pacche sulle spalle. «È stato un buon inizio. La nave si è staccata senza problemi, è molto robusta. Siamo tutti molto contenti di partecipare a questo progetto. E sinora tutti gli imprevisti sono stati superati», ha detto il tecnico sudafricano prima di concedersi una meritata birra. I calcoli degli ingegneri del Consorizio Titan Micoperi - numerosi gli italiani - si sono dunque rivelati esatti. E ora il Giglio tira un sospiro di sollievo, anche se il ricordo di quel disastro costato 32 vite umane resterà per sempre indelebile - parole del sindaco Sergio Ortelli - nella memoria dei quattrocento isolani che quella notte soccorsero i quattromila naufraghi aprendo le porte delle loro case. La soddisfazione è stampata sui volti degli addetti ai lavori che ieri hanno tenuto due conferenze stampa per le centinaia di giornalisti accorsi a immortalare un'operazione senza precedenti. «Perché di questo si tratta», ricorda il capo progetto Franco Porcellacchia mentre chiarisce che il rigalleggiamento della nave «non era poi una cosa così scontata». Invece è filato tutto liscio. «Non ci sono stati problemi di nessun genere, a parte un piccolo intoppo, subito superato, nel rilascio di un cavo. Lo dico affinchè domani non ci siano scoop sulla stampa. Conosco i miei polli. Ma non c'è stato nessun complotto», gli fa eco il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, ieri particolarmente ironico. Accanto a Gabrielli, il ministro dell'Ambiente Galletti, che ha voluto aprire il suo intervento «citando due proverbi popolari». «Posso dire che chi ben comincia è a metà dell'opera e che tutto è bene ciò che finisce bene. Ma è necessario tenere la guardia alta come abbiamo fatto sinora», ha detto il ministro che ieri ha avuto anche un durissimo scambio di polemiche a distanza con il Governatore della Regione Toscana, Enrico Rossi. Ma al Giglio in queste ore non c'è posto per le polemiche. Gli obbiettivi sono puntati su Sloane e i suoi uomini, gli stessi che nel settembre scorso eseguirono il "parbuckling", il raddrizzamento della nave che si era incagliata girandosi sulla fiancata destra. Perché «squadra che vince - dice ancora Gabrielli - non si cambia». Una squadra internazionale di super tecnici ribattezzati "i magnifici dieci", anche se in realtà sono 19 distribuiti su due turni. Tra loro ci sono anche sette italiani, due dei quali under 30. Oggi sarà completato il posizionamento degli ultimi cinque cassoni di spinta - sono in tutto trenta - e il tensionamento delle catene che li tengono agganciati alla nave. Un'operazione lenta e un po' noiosa, avvisano gli ingegneri. Ma poi altra acqua di zavorra verrà rilasciata in mare, consentendo ai cassoni di riempirsi di aria compressa, e la Concordia comincerà a riemergere visibilmente: dal ponte 6 al ponte 3 in rapida sequenza. Il ponte 6 da ieri sera affiora già. Quando il rigalleggiamento sarà terminato, la nave avrà un pescaggio compreso fra i 17 e i 18,5 metri e potrà cominciare il suo ultimo viaggio verso la rottamazione. Poi bisognerà pensare allo smantellamento della struttura che sorreggeva la nave, rimasta, conficcata nel granito, e al ripristino del fondale. Sinora - ha detto ieri l'ad di Costa Michael Thamm - la vicenda Concordia ci è costata un miliardo di dollari, senza contare i costi del cantiere al Giglio e del trasporto a Genova. La somma salirà ad almeno un miliardo e mezzo, in gran parte entrato nel Pil italiano. «Ma dobbiamo ricordare che ci sono 32 morti. Un danno incalcolabile». ©RIPRODUZIONE RISERVATA