«Teatro, accordo vicino sui palchi Poi caccia ai fondi»

di Roberto Lodigiani wVOGHERA A un passo dall'accordo con i palchettisti che consegnerebbe al Comune l'intera proprietà del Teatro Sociale, lo scoglio apparentemente insormontabile contro cui si sono infranti negli ultimi anni tutti i tentativi di avviare in modo serio e con possibilità concrete di successo il recupero dello storico monumento, chiuso e negato alla città dal 1986. Il giorno dopo l'annuncio delle milletrecento firme raccolte da Fabio Albertocchi, titolare del Leon d'Oro di piazza Duomo, proprio per sollecitare la riapertura, Carlo Barbieri, sindaco di Voghera e neo-presidente della Società del teatro, fa il punto della situazione e annuncia: «Entro l'anno saremo nelle condizioni di far partire il piano di restauro». Il che significa, sostanzialmente, caccia ai 5 milioni di euro necessari. Ma Barbieri vuole anche puntualizzare di non aver «mai pensato che i vogheresi non debbano interessarsi del destino del Sociale. Ritengo, piuttosto, che sia importante che parte della città o tutta la città nel suo insieme seguano le sue vicende e vi ci si appassionino. E' altrettanto vero, però, che l'amministrazione comunale non può concentrare tutte le sue attenzioni sul Sociale ma deve occuparsi anche di altro: del sottopasso di via Nenni ancora allagato e impraticabile, dei servizi sociali da mantenere malgrado i continui tagli ai trasferimenti statali, delle scuole e delle strade». Sindaco Barbieri, è ottimista sull'intesa tra Comune e palchettisti? «C'è un buon dialogo aperto (si parla di un'intesa di massima già raggiunta). Ma in questo momento la priorità assoluta va alla definizione delle questioni catastali che in caso contrario avrebbero impedito ogni iniziativa volta al recupero del teatro. Confido che entro luglio ogni aspetto possa essere risolto». Sarà l'Asm ad acquistare i cinque palchi ora appartenenti a privati? «L'azienda ha dato la sua disponibilità ad assecondare il Comune nel suo percorso». La disturbano le petizioni? «No. Anzi, ogni iniziativa che ha a cuore un bene comune della città non può che fare piacere. Forse le mie parole sono state fraintese. Il Sociale è di tutti, è un bene collettivo, apolitico. La sua riconquista è nel programma elettorale e da 4 anni sul mio tavolo». Già. Le firme non sono soldi. Dove trovare i cinque milioni? «Il Comune, ovviamente, è pronto a fare la sua parte ma non può che mettere a disposizione una piccola fetta della somma. Poi ci sono i bandi regionali, penso a quello che consentirà il trasferimento dell'Archivio storico a Palazzo Gallini e che in un altro contesto e momento poteva essere destinato al Sociale». Guardate anche a finanziatori privati? «Certo, la ricerca è in ogni direzione, a 360 gradi». Una volta riaperto, il teatro andrà anche gestito. Ci avete già pensato? «Sì. La gestione potrebbe essere una logica continuazione del discorso legato ai finanziamenti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA