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scuola Settimana corta: pensiamoci bene nGentile direttore, tenere gli alunni a casa il sabato non può e non deve essere una mera questione di risparmio economico; tale risoluzione avrebbe anche pesanti conseguenze sulla didattica che, per il semplice atto amministrativo di un ente "minore" (absit iniuria verbis), verrebbe stravolta nei suoi canoni tradizionali (niente più compiti e studio a casa, lezioni/esercizi frontali in classe, nessun tempo concesso ad approfondimenti e rielaborazioni e quanto ce n'è), con questo provocando anomalie e marcate differenze in contraddizione col resto del sistema scolastico nazionale, di tutte quelle scuole italiane, intendo, che mantengono la struttura dell'orario scolastico tradizionale sui sei giorni. Mi si potrà dire che il monte ore delle lezioni resta sempre il medesimo ma chi, come me, insegna in un liceo, sa benissimo quali siano le difficoltà degli studenti dovendo sottostare a due ore di Storia o Matematica nel pomeriggio, e questo per tre, anche cinque pomeriggi la settimana, come accadrebbe per il Liceo artistico. Tralascio l'impossibilità di organizzare attività integrative o corsi di recupero, come espressamente vorrebbe il Ministero, così come tralascio i problemi di logistica quotidiana, gli spazi per la mensa inesistenti, l'aggravio di spesa per le famiglie, l'annullamento o quasi di ogni attività sportiva o ludica extrascolastica per gli studenti. Una decisione così carica di conseguenze dovrebbe essere quantomeno studiata e concordata con il Miur (Ministero Istruzione Università e Ricerca), l'unico che ha potere decisionale sulla didattica e sui confini dell'azione scolastica. Che a decidere tali confini siano compagnie di trasporto o amministrazioni provinciali, pur giustamente preoccupate dal risparmo della spesa pubblica, non è francamente accettabile e non mi stupirei se qualche genitore, magari, come me, nella doppia veste di insegnante e papà di un liceale, chiedesse al Tar regionale di dirimere una questione delicatissima che incide sul futuro stesso della Scuola in quanto Istituzione. Meglio sarebbe, per la delicatezza della questione e per la chiarezza di alunni, docenti e genitori, che Provincia di Pavia e Ministero parlassero serenamente tra di loro. Una risoluzione nata da un franco e sereno dialogo sarebbe più accettabile da parte di tutti. Oliviero Tacchella PAVIA / 1 Viale Venezia sempre al buio nA pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca. Sono un residente di viale Venezia, a Pavia, e nei primi giorni del mese di giugno con grande sorpresa - le mie precedenti segnalazioni e richieste di ripristinare l'illuminazione stradale non avevano avuto risposta - si stava avverando il sogno di rivedere i pali della luce lungo la via e riavere finalmente la strada illuminata. Alcuni tratti di viale Venezia, infatti, sono completamente oscurati, sia perché i pali della luce sono stati rimossi alcuni mesi fa sia perché i platani lungo la via, mai potati, rendono il tutto ancora più buio. Vorrei far notare che una sera dell'inverno scorso avevo richiesto l'intervento della Guardia medica per mia moglie e ho dovuto attendere in mezzo alla strada l'arrivo del medico, con tanto di torcia accesa per segnalare l'abitazione perché, mi disse la dottoressa, aveva timore a fermarsi per vedere i numeri civici tanto era buio pesto (la mia abitazione ha le luci esterne, ma ovviamente la luce non si estende alla carreggiata). La speranza tuttavia è durata poco; infatti sostituirono un solo palo della luce e, causa il sopraggiungere di un temporale, dissero che dovevano interrompere i lavori. Attesi speranzoso alcuni giorni, quindi contattai l'incaricato del servizio presso il Comune di Pavia il quale mi assicurò che entro il mese di giugno tutti i pali rimossi nei mesi precedenti sarebbero stati sostituiti. E' trascorso un mese, sono passate anche le elezioni e tutto è rimasto fermo, il che mi fa pensare che tutto ciò era una mossa politica e torno al detto del politico romano o del cardinale… Antonio Protti pavia / 2 Il centro e la movida Salotto? No, discarica nPurtroppo abito in centro a Pavia e ormai l'indecenza che si trova fuori casa ogni mattina è una consuetudine. Oltre alle urla degli ubriachi fino alle due/tre del mattino, di ogni mattino, dobbiamo anche vedere i muri e i marciapiedi imbrattati di ogni possibile immondizia, oltre all'urina e ai vomiti umani. Spero che il nuovo sindaco riveda questo girone infernale che chiamano "movida" perché sinceramente il cosiddetto "salotto" della città è diventato una discarica . Paola Rossato