Nomine Ue, quasi fatta per Mogherini

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Uno dei due deve essere socialista, almeno uno dei due deve essere donna, il Pd è la forza maggiore all'interno del Partito socialdemocratico europeo, e dunque è in una posizione nella quale può scegliere. Tutti questi elementi messi insieme potrebbero far sì che mercoledì prossimo il vertice dei capi dei governo dell'Ue indichi il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini come Alto rappresentante dell'Unione per la politica estera. Non è scontato, tra i popolari ci sono alcune resistenze, ma è fortemente possibile. L'altra posizione che sarà assegnata è quella di presidente del Consiglio europeo, e qui c'è ancora molta incertezza, dopo che il premier olandese Mark Rutte, considerato il candidato più accreditato, ha detto di non essere interessato. Ieri mattina per prepararsi all'incontro di mercoledì sette leader socialdemocratici europei, tra i quali François Hollande e Matteo Renzi, si sono sentiti al telefono, e, secondo quanto è stato riferito da fonti vicine al presidente francese, è stato sottolineato che il Pse vuole posti di primo piano, che si occupano «delle sfide essenziali». Tra queste, oltre a quelle dell'Europa nel Mondo, ci sono «crescita e occupazione, che i leader – ha riferito la fonte – hanno continuano a tenere come prioritarie». Per i socialisti strappare la poltrona di presidente del Consiglio sarebbe una vittoria maggiore che prendere l'Alto rappresentante, ma il problema è che al momento manca un candidato forte: c'è un solo nome sul tappeto, la premier danese Helle Thorning-Schmidt, che però guida un Paese fuori dalla moneta unica, e questo secondo molti sarebbe un limite insormontabile. Il posto di capo della diplomazia è molto prestigioso, offre grande visibilità, ma alcuni, come il vice presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani (Fi) sostengono che chiederlo sia «un errore politico», perché per il ruolo che ha «è sempre lontano da Bruxelles». Invece, se l'Italia vuole ottenere la flessibilità, «serve un commissario che stia a Bruxelles 7 giorni su 7 e sia in grado di influenzare la Commissione, dalla quale dipende la verifica dell'applicazione del Patto di stabilità». D'altra parte l'Alto rappresentante è anche il primo vice presidente della Commissione che può - se ha l'autorevolezza necessaria - non solo coordinare i commissari che si occupano di materie affini alla politica estera ma essere influente anche sulle altre decisioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA