Un'altra azienda se ne va emergenza a Gambolò

GAMBOLO' Un'altra azienda lascia la zona industriale di Gambolò, la seconda in poco tempo. Non si tratta di una chiusura, ma per i lavoratori sarà un cambiamento non da poco. Il 3 agosto la sede lomellina della Cmr, società specializata nella produzione di reggiatrici, chiuderà i battenti. I quattordici dipendenti andranno a lavorare nella sede centrale del Gruppo Tosa, a Santo Stefano Belbo, in provincia di Cuneo, dove il gruppo ha il cuore della produzione. La chiusura dello stabilimento Cmr, fa seguito a quella della SiAt (13 dipendenti), altra azienda meccanica, che ha riportato tutte le produzioni a Turate, dove si trova la casa madre. «Il trasferimento – spiega l'ad Serena Tosa – è semplicemente legato a un miglioramento delle sinergie tra le varie componenti del gruppo». L'idea quindi è quella di concentrare tutta la produzione in una sola sede e fa seguito a quanto il Gruppo Tosa fece l'anno scorso con un altro stabilimento che si trovava a Canelli. I quattordici lavoratori non hanno perso il posto di lavoro e,pur essendo tutti gambolesi o lomellini, sembrano decisi a trasferirsi in Piemonte. Per ora nessuna procedura sindacale è stata aperta. L'economia lomellina è sempre più in difficoltà, come sostiene anche Renzo Scinaldi della Cgil Fiom. «Non ci saranno scioperi, proteste, né cassa integrazione per questo caso – spiega – ma è innegabile che non sia una buona notizia. I posti di lavoro ci risulta siano salvi, ma si sta ulteriormente impoverendo la Lomellina. Un piccolo centro come Gambolò, nel giro di pochi mesi, ha perso due fabbriche nella zona industriale e in tutta la Lomellina il numero delle officine meccaniche è in diminuzione, alcune delle quali perché chiudono e lasciano a casa i dipendenti». Un allarme che ricade sui tavoli istituzionali della politica, dal momento che a inizio 2013 Gambolò ha perso un'altra fabbrica, la Box Cart, che aveva una trentina di operai. «E' una situazione sulla quale l'amministrazione comunale non può incidere molto – spiega il sindaco Claudio Galimberti –. Ci vorrebbero politiche a livello territoriale, che vadano bel oltre le responsabilità del singolo comune. Un miglioramento delle infrastrutture potrebbe aiutare, ma parliamo di lavori che non dipendono solo dal Comune, come ad esempio il nuovo ponte sul Ticino e l'allargamento delle strade di collegamento. Potrebbero aiutare anche gli incentivi alla produttività, che però non possono certo arrivare da un piccolo comune come Gambolò, ma devono essere decisi a livello nazionale o al limite regionale. Non va comunque dimenticato che se un'azienda decide di chiudere per la crisi, oppure di riportare alla casa madre una sede esterna, non è certo il sindaco di un paese a poterglielo impedire». Andrea Ballone