«Eni, ora puntiamo sull'indotto»

SANNAZZARO «Sarà un mutamento epocale. Dopo oltre mezzo secolo di Eni, i nostri giovani, da oggi in poi, dovranno rivedere i loro obiettivi occupazionali»: lo dicono i sindaci della bassa Lomellina all'indomani della dichiarazione dell'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ai sindacati nazionali che preannuncia la graduale ma inesorabile chiusura di quattro delle cinque raffinerie del gruppo. Solo Sannazzaro sopravviverà al crollo dei consumi petroliferi. Giovanni Maggi, sindaco di Sannazzaro, è drastico: «Le nuove assunzioni all'Eni, mediamente definite in una decina di unità l'anno, spariranno. Al turn over fisiologico degli organici, Eni risponderà solo con la mobilità interna al gruppo, convogliando a Sannazzaro gli esuberi dei quattro poli produttivi (Gela, Trapani, Porto Marghera e Livorno, ndr) destinati a una riconversione a semplici depositi». «I nostri giovani – continua Maggi – dovranno trovare altri sbocchi professionali, magari rientrando nel giro dell'indotto, quelle attività oggi in preda ad aziende provenienti da altre parti d'Italia». Un cambio forzato per la nuova generazione, visto che l'80% degli assunti della raffineria è residente in zona e che molte famiglie in città speravano di veder assumere i figli dall'Eni. Il sindaco di Mezzana Bigli, Angelo Chiesa, ammette: «Le nostre realtà imprenditoriali sono oggi in gran parte legate all'Eni, un'opportunità che non ci sarà più in futuro. Allora i giovani dovranno tornare ad una maggior intraprendenza occupazionale, dovranno trovare altri sbocchi, magari in settori diversi, come l'agricoltura, il commercio e l'artigianato. Insomma, anche da noi, pare siano finiti i tempi del posto fisso e sicuro all'Eni». Roberto Scalabrin, neo primocittadino di Ferrera, ammette: «La mobilità interna all'Eni prenderà il sopravvento sulle potenziali nuove assunzioni? Ebbene, dovremo pensare all'indotto così come già stiamo facendo con la richiesta di un incontro inviata al governo ed alla nuova direzione Eni a Roma. Si dovrà rafforzare l'indotto che, comunque, resterà attivo, visto che la raffineria lomellina diverrà ancor più produttiva essendo l'unica dell'Eni a restare in vita». Infine il progetto del master professionale che i comuni stavano attivando per l'inverno prossimo con l'Università di Pavia. Maggi conferma: «Il progetto rimane, ma dovremo abbassare il profilo della scuola, perché in zona serviranno sempre più figure professionali intermedie destinate all'indotto. Da master post-diploma e post-laurea si dovrà pensare a una scuola più professionale». Paolo Calvi