Il pg: «Pena severa ma corretta»

MILANO Confermare i sette anni di carcere inflitti in primo grado con una sentenza di cui «è innegabile la severità» ma che è comunque corretta. È la richiesta di condanna per Silvio Berlusconi formulata dal sostituto procuratore generale di Milano, Piero De Petris, al processo d'appello sul caso Ruby. Il pg ha parlato di un «colossale abuso» da parte di Berlusconi e chiesto ai giudici di non concedere all'ex premier le attenuanti generiche sia «per i fatti di reato contestati, sia per il complessivo comportamento tenuto dall'imputato», sia per il precedente penale della condanna per il caso Mediaset. «È una bellissima difesa di una sentenza indifendibile», hanno commentato Franco Coppi e Filippo Dinacci, legali del leader di Forza Italia. Ieri, invece, il pg ha spiegato i motivi per cui l'ex capo del governo va ritenuto responsabile di concussione e prostituzione minorile: nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 avrebbe fatto pressioni sui funzionari dalla Questura milanese, al punto da «ordinare» loro con una «minaccia implicita» la consegna della giovane marocchina fermata per un furto, al «consigliere ministeriale regionale presso la Presidenza del Consiglio» Nicole Minetti. Un comportamento «fortemente intimidatorio», che dimostrerebbe la «piena consapevolezza» dell'ex premier della «minore età» della ragazza e del «pericolo che poteva rappresentare», in quanto «è certa la sua attività di prostituzione» ad Arcore e molti sono gli elementi che proverebbero che ha avuto rapporti sessuali con lui. Il pg ha detto che quella sera, fino a prima della telefonata di Berlusconi, in Questura era stata seguita una procedura corretta. Poi è arrivato il contrordine: «Si deve cambiare rotta: la ragazza non deve essere fotosegnalata ma rilasciata. Ostuni, il capo di gabinetto, ha ricevuto la chiamata di Berlusconi». De Petris ha parlato di un susseguirsi di telefonate tra Ostuni e Giorgia Iafrate e del rilascio di Ruby «prima che venissero completate le procedure» e ha affermato che c'è stata «una forzatura rispetto alla prassi». Anzi, Ostuni, «ha perfettamente compreso che ciò che gli era stato impartito da Berlusconi era un ordine e cui doveva adempiere. Quindi chiese di accelerare il rilascio della ragazza e la consegna alla Minetti». A ciò si aggiunge la «circostanza palesemente falsa» della parentela di Ruby con Hosni Mubarak «durata lo spazio di un battito d'ali» («in tempo reale» venne accertata l'identità della giovane).