Pgt, incarico all'università «Il Comune saltò la gara»

di Linda Lucini wPAVIA Ci sono voluti 5 anni, una serie di ricorsi, ma alla fine l'Ordine degli Ingegneri ha avuto ragione sul Pgt. Stando infatti alla sentenza del Consiglio di Stato, l'incarico per lo studio del Piano regolatore non poteva essere dato all'università. Certo ormai è tardi, il Pgt pensato dalla giunta Cattaneo è stato non solo redatto ma anche approvato, ma per gli Ingegneri la sentenza è una vittoria morale. «Quando il Comune preparò il bando – spiega Augusto Allegrini presidente dell'Ordine – fece espressamente riferimento agli istituti universitari ritenendoli più adatti, ma eravamo più che convinti che quell'indicazione a favore delle accademie confliggesse in modo robusto con le regole degli appalti pubblici e che quell'incarico andava invece affidato a professionisti del settore». Allegrini ci tiene a sottolineare anche un altro aspetto: «La giunta allora si giustificò dicendo che non si poteva permettere di pagare la prestazione professionale mentre all'università avrebbero rimborsato solo le spese vive. Così l'incarico venne affidato all'ateneo che poi scelse il dipartimento di Angelo Bugatti. A questo punto dopo tutte le spese processuali che il Comune ha dovuto sborsare, più tutte le luci e le ombre di quella vicenda, mi chiedo se è stato un processo così felice affidare l'incarico del Pgt all'ateneo». Quando videro stipulare un accordo tra l'università e il Comune gli Ingegneri insorsero e con loro pure gli Architetti. Entrambi fecero ricorso prima al Capo dello Stato poi, di fronte all'opposizione del Comune, si finì al Tar che però diede ragione all'operato della giunta Cattaneo. In pratica il Tar disse che si trattava semplicemente di un accordo tra enti pubblici e non di una gara. L'Ordine degli Ingegneri che tra l'altro aveva coinvolto tutti gli 11 Ordini Lombardi nella contesa legale, continuò la battaglia e ora arriva il verdetto a favore che stabilisce che le amministrazioni pubbliche per stipulare un accordo devono avere «una sinergica convergenza su attività di interesse comune pur nella diversirtà del fine pubblico perseguito da ciascuna amministrazione». Ma è proprio questa convergenza a difettare nel caso dell'incarico per il Pgt perchè le prestazioni demandate all'università sono quelle di un servizio che tra l'altro il Comune pagò 195mila euro più Iva. «Con il contratto – dice la sentenza – il Comune si conforma a obblighi di carattere normativo appropriandosi di un servizio offerto da un operatore sostanzialmente privato. Inoltre non si può invocare il carattere scientifico-applicativo delle attività in quanto l'attività in questione è sì svolta con metodo scientifico, ma si risolve in definitiva in una servizio prestato dall'università»