Caso appalti, altri sequestri in Università
di Maria Fiore wPAVIA I carabinieri tornano in Università. I militari che stanno indagando sul caso appalti ieri mattina sono ricomparsi in ateneo, nell'ufficio tecnico e nel rettorato, per sequestrare altri documenti. Pratiche relative agli appalti che non erano state ancora acquisite, ma anche delibere del Consiglio di amministrazione, che mancavano all'appello delle verifiche e che sono state prelevate ieri mattina in rettorato. L'acquisizione delle delibere sembra confermare l'interesse dei carabinieri della compagnia di Pavia e del nucleo investigativo, che operano su delega del procuratore aggiunto Mario Venditti, all'iter seguito dall'Università per l'assegnazione degli appalti. Secondo quanto sta emergendo in queste ore, le verifiche infatti punterebbero a ricostruire l'intera procedura delle gare, dal momento del bando fino all'assegnazione dei lavori alle imprese, compresa la catena di controllo e delle autorizzazioni. «Abbiamo prelevato integrazioni di delibere già in parte acquisite – conferma il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Ernesto Di Gregorio –. Sono documenti che riteniamo indispensabili alla prosecuzione delle indagini». Ma cosa cercano gli inquirenti? Sull'inchiesta prevale ancora il riserbo, ma procura e carabinieri starebbero lavorando per approfondire alcune anomalie emerse nella documentazione già sequestrata. Oltre alla pratica di Campus Aquae (per la quale sono stati notificati due avvisi di garanzia al dirigente dell'ufficio tecnico dell'Università Lorenzo Duico, responsabile del procedimento, e all'architetto Ilaria Marchesotti, che aveva firmato alcune varianti al progetto), nelle mani degli inquirenti c'è anche il progetto del fotovoltaico. Un bando da 8 milioni di euro, in project financing, che fu assegnato a una associazione temporanea di imprese, di cui fa parte anche la ditta (fallita a settembre del 2012) del costruttore Alberto Brera, anche lui indagato. Gli inquirenti vogliono chiarire i termini dell'assegnazione dei lavori e se l'impresa di Brera avesse i requisiti per l'intervento, e cioè l'installazione di pannelli fotovoltaici su Campus Aquae e su altre strutture dell'Università al Cravino. Dai documenti emerge anche che parte dei lavori furono subappaltati ad altre ditte. Con quali criteri? E con che costi aggiuntivi? A queste domande gli investigatori dovranno provare a rispondere, per capire se sono stati commessi illeciti. E per questo sotto esame non ci sono solo Campus Aquae e il fotovoltaico, ma anche altri lavori che Brera avrebbe fatto per l'Università.