Pioggia di razzi da Gaza su Israele Cresce la tensione

TEL AVIV La tensione in Israele è altissima: la zona sud del Paese è sotto una pioggia di razzi e la risposta da dare ad Hamas divide il governo. Una vera e propria salva di colpi si è riversata in serata sul Paese, e per la prima volta nella zona centrale. Il Consiglio di difesa israeliano ha deciso un graduale incremento dei raid aerei su Gaza finché prosegue il lancio di razzi (50 da ieri mattina e decine in serata, secondo il portavoce militare) e il richiamo di 1.500 riservisti, pur escludendo al momento un'operazione terrestre nella Striscia. Prima delle ultime scelte, tuttavia, il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, leader del partito di destra nazionalista "Israel Beitenu", ha annunciato la rottura del patto con il Likud del premier Benyiamin Netanyahu: resterà al governo, ma per Lieberman ci sono «divergenze di opinioni profonde». Lieberman non è il solo a non condividere la linea, ritenuta morbida, nei confronti della Striscia. Sulla stessa posizione è Naftali Bennett, ministro dell'Economia e leader di "Focolare ebraico", vicino ai coloni. Da Gaza - su cui Israele ha intensificato i raid aerei anche con l'uso di droni e dove ieri nove miliziani di Hamas sono stati uccisi - la fazione islamica ha detto che «la Resistenza è pronta a tutto». Se Israele vuole ripristinare le tregua - ha riferito una fonte - deve liberare «gli 800 palestinesi arrestati in Cisgiordania» dopo il rapimento dei tre ragazzi ebrei. Secondo fonti israeliane, si tratterebbe invece di 400-500 persone, inclusi 50 membri di Hamas rilasciati due anni fa. Il problema è chi effettivamente ha il comando a Gaza viste le dimissioni di Ismail Haniyeh e il silenzio del "governo di riconciliazione" di Rami Hamdallah. Osservatori ipotizzano che gli ordini siano impartiti da una istituzione «sfuggente» di Hamas: il Majlis a-Shura, un'assemblea composta da personalità pubbliche ed esponenti in clandestinità. L'esercito israeliano ha chiesto ai residenti delle comunità vicino a Gaza di essere sempre a 15 secondi dai rifugi. È la peggiore crisi vissuta recentemente da Israele, in cui si sommano lo scontro con Gaza e la vicenda del ragazzo palestinese arso vivo a Gerusalemme. Ieri tre dei sei ebrei sospettati hanno ammesso responsabilità. Hanno detto di essere rimasti sconvolti per l'uccisione di tre ragazzi ebrei in Cisgiordania, di aver raggiunto il rione arabo di Shuafat, di aver sequestrato Abu Khdeir e di averlo ucciso (bruciandolo) in una foresta. Non si tratta però di affiliati agli ultrà dei coloni, i cosiddetti "Tag Mehir": sono invece maturati in collegi rabbinici ultraortodossi, in rioni in cui le uccisioni sono un fenomeno sconosciuto. Netanyahu e il presidente Shimon Peres hanno telefonato al padre del giovane per testimonargli «lo shock dei cittadini israeliani e proprio»: «Un assassinio spregevole e inaccettabile per ogni persona».