Sindacati medici: «Busta paga ridotta Pensiamo al contratto di solidarietà»

Il cambio di contratto annunciato dalla direzione della fondazione Maugeri dovrebbe partire al primo di ottobre. «Il passaggio al contratto privato significa rinunciare a un bel pezzo dello stipendio e a una serie di tutele – spiega Pasquale De Cata, Aanao – . In assemblea vedremo come muoverci. Vediamo se c'è margine per proporre un contratto di solidarietà. Anche se chiaramente, con i ricavi ridotti dai tagli sul sistema sanitario e un costo per il personale superiore al 60% del fatturato delle cliniche, la situazione va affrontata». In questi mesi, rivendicano i sindacati, i lavoratori si sono fatti carico del risanamento dell'azienda, e sono stati colti di sorpresa: solo qualche mese fa pareva si potesse tornare a parlare di contrattazione di secondo livello, di quegli incentivi scomparsi dall'esplodere dell'inchiesta. I sindacati puntano anche sul capitolo consulenze, che rientrano nel capitolo di spesa "personale statale, consulenze, terzi" e sono calate di un milione e mezzo tra 2012 e 2013. «Prima di mettere le mani in tasca al personale – spiega Santo Vetri, Fsi – si devono passare al setaccio le consulenze per eliminare eventuali doppioni e visto che alla Maugeri centrale ci sono ali vuote, si potrebbe pensare di trasferire lì quel che ora è in via Boezio, risparmiando eventuali affitti e altri costi». Le convenzioni attraverso cui i medici del policlinico San Matteo possono fungere da consulenti alla Maugeri hanno attraversato settimane difficili: sul piatto era arrivata la richiesta di innalzare le trattenute sulla tariffa applicata dagli specialisti dal 20 circa al 50%. «Questo avrebbe significato la fine delle consulenze – spiega Federico Capra Marzani, Aaroi Emac – alla fine ci siamo accordati sul 24,5%, salvando quel che c'era». di Anna Ghezzi wPAVIA «Al momento non sono previsti esuberi». Lo dice in una nota la direzione generale della fondazione Maugeri all'indomani dell'annuncio ai sindacati del bilancio in perdita e del tentativo di risparmiare sulla forza lavoro passando dal contratto della sanità pubblica a quello della privata. E in qualche modo risponde alle ansie dei lavoratori che dalla tempesta giudiziaria in poi hanno sopportato il risanamento dell'azienda in prima persona. Una specie di conferma delle parole di Aldo Maugeri di appena tre mesi fa, ad aprile: «Il peggio è passato, ora si riparte». Ma si riparte a fatica, e i sindacati medici fanno i conti, in attesa dell'assemblea di domani in cui coi lavoratori si parlerà di cosa comporta la decisione dell'azienda sui contratti a partire dal 1 ottobre: «Un taglio del 30% circa in busta paga per medici, tecnici, infermieri, operatori socio sanitari di Pavia e Montescano pone dei problemi di ordine pratico non indifferenti». «Va sottolineato che la perdita d'esercizio è principalmente legata all'effetto di oneri straordinari relativi alle conseguenze della gestione ante aprile 2012 ed in particolare, per l'esercizio 2013, agli effetti della sentenza di patteggiamento con la Procura di Milano», spiega il direttore generale Alberto De Matthaeis. Ovvero ai 15 milioni pagati per il patteggiamento. Il CdA ha verificato ad aprile l'andamento dell'attività nel 2014 rispetto alle previsioni e ha aggiustato il tiro: «L'obiettivo – riprende il direttore – è di riportare in equilibrio il conto economico così da garantirne la continuità operativa ai 21 centri, presenti in sette regioni». Una rete che occupa 3500 addetti, 1590 in provincia di Pavia (la maggioranza a Pavia, il resto a Montescano). Un sistema di strutture private convenzionate col sistema sanitario nazionale con 2100 posti letto accreditati attivi. Tanti i numeri usciti dall'incontro coi sindacati dell'altro giorno: rispetto alle previsioni di novembre, il budget della fondazione peggiora (da 301 milioni a 294,6), ma si taglierà meno sul costo del lavoro (186,4 milioni nel 2013, 182,2 nella prima previsione 2014, 187,4 milioni nell'ultima). Si prevede un ulteriore calo dei ricavi, ovvero le entrate derivanti dalle attività sanitarie svolte che dai 318,4 milioni del 2011 passano ai 286,5 previsti per il 2014: 4,2 milioni in meno rispetto al budget originario di tre mesi fa. E gli oneri finanziari si assestano a 7 milioni, quasi il doppio rispetto al 2011. Nel prospetto dei costi operativi l'unica voce di spesa a crescere è quella delle commissioni bancarie, 1,8 milioni di euro. Il cambio di contratto, con conseguente taglio degli stipendi, e le misure annunciate dall'azienda «si sono rese necessarie dopo l'approvazione del bilancio 2013 che registra un fatturato a 305 milioni di euro e una perdita d'esercizio di 15,4 milioni – dice De Matthaeis – Il fatturato, in riduzione di circa 15 milioni rispetto al 2012, risente della spending review nazionale e regionale ed in particolare della riduzione delle funzioni speciali e delle maggiorazioni tariffarie in regione Lombardia. Si conferma, inoltre, il trend negativo di riduzione dei ricavi da prestazioni erogate nell'ambito del sistema sanitario nazionale, già evidente negli anni precedenti. Gli interventi di carattere strutturale deliberati vanno quindi nell'ottica di rendere sostenibili per l'ente i costi operativi rispetto all'andamento dei ricavi e auspichiamo un positivo confronto con le organizzazioni sindacali. Va altresì evidenziato che allo stato attuale non sono previsti esuberi».