L'unione fa la forza nella vita e sulla scena

Un tavolo, due sedie, due armadi, uno sfondo rosso acceso ed ecco una scena in cui prende vita la toria di una "scalcagnata compagnia" raccontata da Carlo Goldoni nella commedia "L'impresario delle Smirne". L'illusione aleggia perennemente tra i teatranti, l'illusione di essere pagati da un ricco mercante turco per andare con lui in tournée alle Smirne. La disillusione invece appartiene solo al Conte, il capo della compagnia. Egli, essendo l'unico che vede la realtà, riesce sempre a trarre profitto da ogni situazione: alla fine è l'unico che riesce ad ottenere qualcosa da questa folle impresa: il denaro che il turco ha dato alla compagnia dopo aver deciso di tornare in Turchia senza nessuno di loro. L'impresa tanto sospirata non riesce: le attrici passano il loro tempo a litigare per decretare chi sia la prima donna, come se Venere, Era e Minverva si fossero trovate in scena a decidere per una seconda volta a chi spettasse la mela. A fianco delle "prime donne" uomini di svariata natura: chi, troppo sicuro di sè, pensa di valere più di tutti e non si rende conto di essere solo un comico che non fa ridere, chi passa il tempo tra una prima donna e l'altra senza pensare troppo al suo futuro... E tutto questo a cosa ha portato? A una compagnia senza speranza e senza soldi che decide, però, finalmente, di andare d'accordo per poter raggiungere uno scopo. Una piacevole rappresentazione, che porta facilmente al riso. Un modo piacevole, non quotidiano, per far capire che per ottenere qualcosa di buono "l'unione fa la forza".