L'OPINIONE
(Segue dalla prima pagina) la propria intransigenza rimangono pertanto punti interrogativi grandi come macigni). È quindi su un altro piano, a lui particolarmente congeniale, che si è potuto assistere a una certa rupture rispetto alle consuetudini e ai precedenti. Vale a dire quello della forma – la quale, nel caso di questo leader italiano, è davvero sostanza – dove, in versione "europea" (ed europeista), si è manifestato un renzismo (allo stato puro) da esportazione. Un discorso della durata di 18 minuti, tenuto praticamente – secondo un format rodato – a braccio, perché Renzi "va veloce" anche in Europa. Retorica immaginifica ed evocativa, metafore "made in dolce stil novo" come l'auspicio dell'avvento di una «smart Europe», e un altro topos caratteristico del suo stile politico (in sintonia con la visione della democrazia del pubblico) quando ha pronunciato la frase: «Se oggi l'Europa facesse un selfie emergerebbe il volto della stanchezza, in alcuni casi della rassegnazione; se dovessi dirlo in forma sintetica oggi mostrerebbe il volto della noia». Ancora, la rivendicazione dell'appartenenza alla generazione Erasmus che si fa più alta, visto il consesso, assumendo la forma del rimando a Telemaco, il figlio di Ulisse, e di cui dice che deve ben operare per meritare l'eredità dei padri costituenti della comune casa europea. Come hanno evidenziato nelle ore successive alcuni notisti, si è trattato di una citazione dello psicanalista lacaniano Massimo Recalcati (nella quale si può magari intravedere lo zampino dello spin doctor per eccellenza del premier, Filippo Sensi), ma dietro al riferimento colto non è difficile ravvisare anche un'ulteriore issue fondamentale del renzismo. Il passaggio generazionale rappresenta infatti la variante soft della rottamazione, attuata con implacabile e coerente determinazione anche in materia di candidati italiani alle cariche europee. Niente Massimo D'Alema, né (men che meno) Enrico Letta, e invece battaglia senza remore per Federica Mogherini quale Alto rappresentante della Politica estera e di sicurezza. Sfruttando il vento in poppa e lo spirito dei tempi a lui favorevole Renzi punta ad acquisire lo status di "statista"; e intende farlo passando per la ribalta europea (sorretto anche dalle simpatie di vari media internazionali) e tentando di bruciare le tappe con l'abituale velocità. Ma se in patria (almeno per il momento) Renzi non ha rivali, a Bruxelles il contesto appare molto più hard, e quando i duri cominciano a giocare servirebbe anche una certa, consumata, esperienza…