DISINNESCATA LA MINA BRITANNICA

di ROBERTO CASTALDI Il Parlamento si è ora formalmente insediato, ma le riunioni informali e la formazione dei Gruppi erano iniziate subito dopo le elezioni. La nomina di Juncker come Presidente della Commissione europea, per la prima volta a maggioranza qualificata nel Consiglio europeo, avvia l'Unione verso una democrazia sovranazionale europea con un regime di governo parlamentare, in cui le indicazioni dei gruppi politici e i risultati elettorali contano. È scontato in democrazia, ma pochi credevano che i governi nazionali avrebbero perso il potere di nomina a favore del Parlamento: è una sua vittoria e un passo avanti della democrazia europea. Ma nell'Ue non c'è un sistema elettorale uniforme, sebbene ovunque sia proporzionale, e nessun partito può raggiungere la maggioranza, obbligando a creare una coalizione. Di fronte alla sfida anti-europea, popolari, socialisti e liberal-democratici si sono impegnati a sostenere Juncker: avremo dunque un popolare Presidente della Commissione, il socialista Schulz rieletto presidente del Parlamento, e qualche ruolo di spicco per un liberale, cercando poi ulteriori convergenze sui singoli provvedimenti. Avremo dunque per la prima volta un'alleanza politica nel Parlamento, e con Juncker - che ha vinto le elezioni, con un'agenda europeista, nominato contro il premier euroscettico Cameron, e quello meno democratico Orban - che avrà la legittimazione necessaria a rilanciare la Commissione come organo di governo sovranazionale, e a dettare una nuova agenda europea per la crescita. Ecco spiegata la strenua opposizione dell'inglese Cameron, che ribadisce che i governi nazionali rimpiangeranno il metodo di questa nomina. Ha ottenuto che nelle conclusioni il Consiglio europeo si impegni a riflettere sulla procedura di nomina del presidente della Commissione e sui candidati dei partiti alle elezioni. Troppo tardi: il Parlamento e i cittadini hanno conquistato questo potere e non lo cederanno più. Alcuni temono che questo porti all'uscita della Gran Bretagna dall'Unione. Subito l'Unione degli industriali inglese ha dichiarato che l'uscita dall'Ue sarebbe disastrosa per l'economia. Il referendum si terrà nel 2017 se i conservatori vinceranno le elezioni del 2015: risultato non scontato, specie dopo questa sconfitta di Cameron. I laburisti e i liberal-democratici sono contro l'uscita e non intendono indire il referendum. Nulla è compromesso. Ma un segnale è stato dato: la Gran Bretagna non può ricattare l'Ue, e voler essere "più uguale" degli altri. Con l'integrazione a due velocità forse si potranno accogliere alcune richieste inglesi senza bloccare tutta l'Ue. Ma parallelamente va previsto, senza drammi, che in caso di uscita della Gran Bretagna, essa partecipi al mercato unico attraverso il Trattato sullo Spazio Economico Europeo. Se l'Ue non si farà ricattare, la Gran Bretagna potrebbe rimanere nell'Ue per timore di dover chiedere di aderire nuovamente in breve tempo, rischiando il rifiuto di partner ormai esasperati, memori che già la sua prima richiesta di adesione negli anni '60 fu respinta due volte per il veto della Francia del generale De Gaulle. Per superare la crisi serve una maggiore integrazione, con le unioni bancaria, fiscale, economica e politica, anche a più velocità. Il Parlamento ha usato uno dei due poteri conquistati a Lisbona, imponendo il suo candidato alla presidenza della Commissione. Dovrebbe usare anche l'altro, presentando gli emendamenti ai Trattati per dotare l'Ue, o almeno l'Eurozona, di un vero governo europeo dell'economia e di un bilancio federale per lanciare un grande piano di investimenti europei per rilanciare economia e occupazione - come chiede l'Iniziativa dei cittadini europei "New deal for Europe". Le assise inter-parlamentari durante il semestre italiano possono essere l'occasione per preparare tale iniziativa in alleanza con l'Italia di Renzi, che ha rilanciato l'obiettivo degli Stati Uniti d'Europa. Così risponderebbe ai timori dei cittadini e rafforzerebbe ulteriormente la sua legittimità. @RobertoCastaldI ©RIPRODUZIONE RISERVATA