Podismo estremo Il runner Cesario al raid Limone-Nizza
CANNETO PAVESE Forza di volontà, tanta passione per la corsa ed un pizzico di follia: sono gli ingredienti che Filippo Cesario, classe 1975, di Canneto Pavese, ha mescolato per completare il Grand Raid du Cro-Magnon, una ultra maratona di montagna di circa 130 chilometri, con un dislivello di quasi 8mila metri, che si è svolta lo scorso week end. Si parte da Limone Piemonte e ci si arrampica sulle Alpi sino a Breil sur Roya, poi in picchiata sino a Cap d'Ail, sulla Costa Azzurra. Il tutto con circa sette chili di materiale sulle spalle. Il portacolori del Running Oltrepo ha chiuso in 96ma posizione (su 193 classificati), con il tempo di 25 ore, 44 minuti e 26 secondi. «Sono un novello della corsa, ho sempre giocato a calcio e tennis – spiega Filippo Cesario – Poi, grazie a un amico, mi sono avvicinato al podismo. A maggio dell'anno scorso ho cominciato ad appassionarmi a queste manifestazioni estreme: la 100 delle Alpi, Torino-Saint Vincent, l'80 chilometri del Lago d'Orta. Nonostante i primi acciacchi, sono riuscito a raggiungere l'obiettivo dei 2mila chilometri di gara percorsi. A fine novembre, un altro runner mi dice "iscriviti alla Cro–Magnon", ho accettato». Una vera e propria avventura: «Mi sono alzato alle 2.30 perché la partenza era alle 4, del mattino – continua Cesario –. Avevo la testa piena di pensieri, ma è stata una bellissima esperienza tra continui sali e scendi. All'inizio, fin verso il 25mo chilometro, ho avuto un po' di preoccupazione ed ho pensato "Chi me lo ha fatto fare?". Poi dal 42mo, dopo un ristoro, ho cominciato a scendere verso Breil, ho recuperato diverse posizioni e la fiducia, riuscendo così a portare a termine la competizione. Ma è riduttivo parlarne, bisogna viverla per capire cosa sia. In montagna la fatica è doppia rispetto alla strada e bisogna prestare la massima attenzione alle buche, ai sassi. Ho trovato la neve sui 2.100 metri, ma fortunatamente il tempo è stato clemente. Un'esperienza che ripeterei anche il prossimo anno». La corsa unisce: «Ho corso dal 60mo chilometro fino al traguardo con persone che non conoscevo, di ogni nazionalità: tedeschi, francesi, svizzeri, spagnoli – dice il runner –. Tutti con l'obiettivo di chiudere la gara». Una manifestazione in cui si cura anche la sicurezza dei concorrenti: «Nello zaino bisogna avere il materiale obbligatorio: una torcia, perché si corre anche di notte, una maglia termica, la bussola, il telo termico, oltre ai necessari ricambi. Un peso di circa sette chilogrammi che col passare dei chilometri aumenta sempre più. Ma vedere il traguardo e il mare della Costa Azzurra è stata una soddisfazione enorme». Franco Scabrosetti