Fallite 83 ditte in 6 mesi Crisi nera per l'edilizia
di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA C'è la ditta di trasporti di Stradella, quella che vende al dettaglio articoli igienico-sanitari a Belgioioso, l'azienda a conduzione familiare di serramenti in alluminio e quella di termoidraulica di Pavia. E poi la grande voragine in cui stanno sprofondando le imprese edili. Negli ultimi quattro anni hanno chiuso i battenti 544 aziende del settore: realtà medio-piccole, 3-4 dipendenti oltre al titolare. Altrettante famiglie sul lastrico. A leggere la bacheca esposta nel corridoio della cancelleria fallimenti del Tribunale di Pavia non si fatica a tracciare una geografia più precisa della crisi che affligge la provincia: è il settore dell'edilizia che soccombe più di altri sotto istanze di fallimento, concordati preventivi e liquidazioni, con una costellazione di imprese legate a doppio filo a questo mercato, dall'impiantistica alla termoidraulica. La crisi fa vendere meno case, i prezzi dei materiali aumentano e le imprese non stanno più in piedi. La coda davanti all'ufficio della cancelleria la dice lunga. «Da gennaio a oggi, con l'unificazione a Pavia dei tribunali di Vigevano e Voghera, sono già stati dichiarati 83 fallimenti – conferma il giudice Andrea Balba – E sono state presentate 150 nuove istanze». Che si aggiungono ai quasi 800 fallimenti ancora pendenti (solo l'area di Vigevano-Lomellina ne conta almeno 320, circa 250 ciascuno invece quelli del distretto di Pavia e di Voghera). La mole di lavoro nel primi sei mesi è triplicata rispetto allo stesso periodo del 2013. E anche il tribunale ha dovuto adeguare la sua struttura, prevedendo un'organizzazione più complessa, con 3 giudici che seguono i fallimenti. Durante le udienze, i soci e i titolari delle aziende non si presentano neppure per difendersi. In flessione, fa notare il giudice, sembrano essere le ammissioni ai concordati preventivi, in controtendenza rispetto agli ultimi due anni. Solo 17 domande presentate dall'inizio del 2014. «Ma non penso si possa leggere come un miglioramento della situazione economica delle aziende – riflette Balba – piuttosto le imprese sono così in difficoltà che non si accollano le spese di procedure costose». Il concordato preventivo è uno strumento di legge introdotto nel settembre 2012. Mette a disposizione dell'imprenditore, in crisi o in stato di insolvenza, una possibilità di evitare la dichiarazione di fallimento e quindi il dissesto finanziario. La procedura si attiva depositando in tribunale gli ultimi tre bilanci di esercizio. Successivamente, l'azienda può presentare, entro un termine compreso fra i 60 ed i 120 giorni, prorogabile in presenza di giustificati motivi di altri 60 giorni, un piano di ristrutturazione aziendale. Uno degli effetti è il blocco delle azioni esecutive da parte dei creditori. In sostanza un modo per prorogare il momento del dissesto. Per quanto riguarda i fallimento, invece, le richieste riguardano per lo più aziende "vuote", cioè già prive di patrimonio e quindi senza possibilità di soddisfare i creditori. Quella dei fallimenti non è che la punta dell'icerberg di una situazione drammatica che tocca il settore dell'edilizia. In quattro anni ha perso più di tremila lavoratori (erano oltre 7mila del 2004. Ai numeri sulla carta corrispondono altrettante famiglie in crisi. A questo si aggiunge il problema grave della cassa integrazione in deroga: i soldi basteranno fino ad agosto, poi la copertura non è più garantita.