L'omicidio di Yara Scontro tra periti sulle tracce trovate

A febbraio i genetisti del dipartimento di medicina forense dell'università di Pavia, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, hanno ricevuto dalla Procura di Bergamo l'incarico di analizzare le formazioni pilifere rinvenute, durante l'autopsia, sul corpo e sugli indumenti della piccola Yara Gambirasio. E a loro, domenica 15 giugno, i carabinieri hanno consegnato il boccaglio usato per effettuare l'alcol test su Massimo Bossetti. Quella notte, alle 3 e mezza, il riscontro che ha dato una svolta alle indagini. di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA L'inchiesta sulla morte di Yara Gambirasio si tinge di giallo. Divampa la polemica sui risultati della consulenza commissionata dalla Procura di Bergamo agli esperti della Medicina legale di Pavia, relativa all'attribuzione dei peli o capelli trovati sui resti della ragazza. E in un vortice di dichiarazioni e smentite, che si sono succedute nell'arco della stessa sera, cala un profondo imbarazzo anche tra gli stessi periti dell'istituto. Un pasticcio al quale la Procura cerca di porre rimedio con una frettolosa smentita. La sera in questione è quella di venerdì. La trasmissione televisiva " Segreti e delitti" , in onda su Canale 5, è iniziata da poco e subito arriva il primo colpo di scena. Il professor Fabio Buzzi, direttore del dipartimento di Medicina legale di Pavia svela un dettaglio clamoroso: tra quei peli o capelli e il dna di Ignoto1 c'è corrispondenza. Il giornalista glielo fa ripetere una seconda volta. E Buzzi rimarca: «Esattamente così. E quindi questo rafforza l'altra indagine condotta sulle cosiddette macchie, sul materiale biologico assorbito dagli indumenti». Gol. Un secondo possibile indizio a carico di Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore in carcere con il sospetto pesante di essere l'assassino della ragazza tredicenne. Quel Bossetti che proprio le analisi dell'istituto di Pavia hanno permesso di abbinare a Ignoto1. Passa mezz'ora e la Procura si fa sentire: non è stata depositata al momento alcuna relazione con gli esiti degli accertamenti su peli e altro materiale, fa sapere. E Buzzi, viene chiarito, non è un consulente dei pm dell'indagine. Lo stesso Buzzi in serata, raggiunto al telefono, ridimensiona le sue affermazioni. «E' stato un equivoco» dice. Ma è troppo tardi per arginare la polemica. Ma a correggere il tiro interviene anche il professor Carlo Previderè, genetista e consulente incaricato dalla Procura. Le analisi dell'équipe genetica forense di Pavia, spiega, «sono ancora in corso e, conclusi gli accertamenti, depositeremo una relazione». «Degli accertamenti mi sto occupando io – aggiunge – insieme a una collega (Pierangela Grignani, ndr) e il professor Buzzi non ha avuto alcun incarico in questo senso». Non è ancora possibile, dunque, stabilire se sulle formazioni pilifere acquisite dagli inquirenti ci sia lo stesso dna di Ignoto1. La perizia è ancora in corso. Intanto i difensori di Bossetti hanno fatto sapere che lunedì prossimo depositeranno un'istanza al Tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione del muratore. Ieri, all'uscita dal carcere, hanno dichiarato: «È provato da questa vicenda ma convinto della sua innocenza».