In Consiglio spuntano le intercettazioni
di Linda Lucini wPAVIA «Se abbiamo passato questa, le passiamo tutte». A dirlo alle 2.30 di notte è il vice sindaco nonchè segretario del Pd Angela Gregorini. In effetti al primo Consiglio è successo di tutto: scintille, veleni, malori, richiesta di dimissioni, proteste e spintoni, caos sulle incompatibilità dei consiglieri e persino la rivelazione di una conversazione di un consigliere Pd con Carlo Chiriaco intercettato nell'inchiesta sull'ndrangheta. E se l'ex sindaco Alessandro Cattaneo scherzava quando in campagna elettorale presentava un video in cui diceva «Al mio segnale, scateniamo l'inferno», ieri sera l'ha fatto davvero. Tutto il centrodestra ha cercato in tutti i modi di incidere sui nervi scoperti della maggioranza targata Massimo Depaoli giocando tutte le carte per creare divisioni tra i consiglieri, per metterne in dubbio etica e moralità, per sottolineare la distanza tra lo slogan «Cambiamo davvero» e le scelte ricadute su consiglieri e assessori a rischio di incompatibilità o di conflitto di interessi. In pratica un affondo secco sui temi più cari della politica di Depaoli. La maggioranza però, pur sotto le bordate, ha tenuto la barra diritta anche se squassata dalla tempesta e alla fine il sindaco ha giurato sulla Costituzione, Antonio Sacchi è stato eletto all'unanimità presidente del Consiglio, Carmela Lanave è diventata vice con i consenso di tutti. A dar fuoco alle polveri sono le parole «ho bisogno di una gentilezza» che Chiriaco pronuncia in un'intercettazione del novembre 2008. Dall'altro capo del filo un attuale consigliere Pd ma Cattaneo, che l'intercettazione inizia a leggerla, il nome non lo fa. Così come non lo fa Antonio Bobbio Pallavicini che sfida il sindaco: «Noi le forniamo questi documenti in forma riservata, poi ci dimostri che voi cambiate davvero e con allontamenti e dimissioni». Rodolfo Faldini si accoda, ma nessuno spiega che nell'intercettazione Chiriaco vuole sapere a che punto è una pratica edilizia. Tutta l'opposizione insorge sulla questione moralità finchè Gigi Furini sbotta: «Basta ricatti senza fare nessun nome e senza dire perchè i due si sono telefonati, a 300 metri da qui c'è la procura della Repubblica». Furini lo dice sapendo bene che in quell'intercettazione fatta proprio dalla procura non c'è nulla di penalmente rilevante altrimenti il magistrato avrebbe già proceduto d'ufficio. L'opposizione ne fa però una questione di opportunità politica e continua a chiedere risposta. Il sindaco dopo aver detto all'inizio: «Tutte le persone della mia giunta non sono mai finite all'attenzione della procura», sceglie il silenzio. A Davide Ottini, che sul campo pare essersi guadagnato i galloni di capogruppo, tocca fare più volte il pompiere. L'altro attacco forte, oltre che sui incompatibilità e conflitti di interessi, la minoranza lo sferra all'atto della nomina del presidente cercando di spaccare il Pd che ha deciso di puntare su Antonio Sacchi. Prima l'opposizione chiede quel ruolo per sè e lancia la candidatura di una donna (Carmela Lanave), ma l'operazione frana di fronte a 19 voti per Sacchi. Matteo Mognaschi nota che la maggioranza non è compatta, visto che mancano 2 voti. «Uno è il mio – dice Sacchi – per un gesto di correttezza, ma se ciò fa nascere strumentalizzazioni, mi voterò». Faldini ritorna all'attacco e spera che candidando Sergio Maggi la minoranza si divida. Niente da fare, Maggi che al quel ruolo ci teneva ringrazia: «Sono del Pd e il mio partito ha fatto un'altra scelta. Io la rispetto». A quel punto è Polizzi a sparigliare le carte: «Stimo molto Sacchi e lo voterò». Allora anche Vittorio Poma e gli altri cedono su Sacchi: «Il ruolo di garanzia sarà tanto più alto, tanto più largo sarà il consenso». E alla fine Sacchi fa il pieno dei voti. Scatta l'applauso, ma a fare effetto è soprattutto l'affettuoso abbraccio che Sergio Maggi dà al nuovo presidente.