Sanità, le proposte Cisl «Una rete da ricostruire»
PAVIA Intorno a un tavolo, per la prima volta dopo mesi, amministratori comunali, provinciali, regionali, parti sociali e attori economici, a parlare ancora una volta di sanità. Di quel mondo fatto di oltre 10mila lavoratori che muove milioni di euro sul territorio e fornisce servizi essenziali: il tavolo annunciato in Provincia per studiare come rinnovare il sistema sanitario in provincia non è mai stato convocato né dall'Asl né dalla Provincia, nel frattempo la Cisl ha deciso di fare un tentativo. L'appuntamento è per stamattina alle 9.30 in Camera di commercio con il presidente Giacomo De Ghislanzoni, il segretario regionale Cisl Ugo Duci, l'assessore regionale Mario Melazzini, Alessandro Moneta (San Matteo), Alessandro Mauri (Asl), Maurizio Niutta (Asp), Ruggero Invernizzi (Opera Caritas Garlasco), i consiglieri regionali Angelo Ciocca, Iolanda Nanni e Giuseppe Villani, il sindaco Massimo Depaoli e il presidente della Provincia Daniele Bosone. «Dal nostro osservatorio sociale – spiega il segretario generale della Cisl Carlo Gerla – registriamo le difficoltà e le attese dei cittadini in termini di salute, e allo stesso tempo il nostro ruolo è di tutelare lavoratori e lavoratrici. Per questo vogliamo spingere il dibattito, per stimolare convergenze che aiutino ad affrontare le questioni aperte sul territorio: dall'educazione alla salute all'assistenza primaria, dalle misure per garantire un rientro al domicilio dall'ospedale al miglioramento dell'accesso all'assistenza con l'estensione degli orari di apertura degli ambulatori». Niente tagli lineari che mettono a rischio l'occupazione ma abbattimento degli sprechi «di corruzione e appalti al massimo ribasso». «Se si vuole riformare la sanità – afferma il segretario aggiunto Cisl Fpl Domenico Mogavino – non bastano ambulatori aperti di sera per due mesi e promesse sulla riconversione dell'ospedale di Casorate, ancora ferma. Non basta che ci siano ospedali e pronto soccorso, se dietro non c'è attività adatta a garantire l'incolumità del cittadino perché mancano risorse, personale e tecnologie. E se si va verso la deospedalizzazione, occorre ripensare alla rete socio sanitaria sul territorio». Unificando gli assessorati regionali a sanità e famiglia, per esempio, e rinunciando al «clientelismo per salvare o meno gli ospedali». «Impensabile continuare a nominare dirigenti che non appartengono al territorio – chiude Mogavino – che restano cinque anni e rispondono al loro schieramento politico: come i dipendenti pubblici sono valutati dai cittadinio, così dovrebbe essere per i dirigenti». (a.gh.)