Superiori, sabato a casa «L'assessore ci ascolti»
PAVIA Alla notizia che la settimana corta torna all'ordine del giorno per il prossimo anno scolastico gli studenti si sono subito dati da fare per far sentire la propria voce. La Rete degli Studenti medi ha iniziato a ricevere segnalazioni subito. E i ragazzi hanno già chiesto un incontro alla Provincia. «Ci sono arrivate diverse segnalazioni – spiega Edoardo Roncon, portavoce della Rete degli Studenti medi di Pavia – in particolare dall'artistico e dall'Itis, per il numero di ore settimanali che hanno. Ci siamo subito mossi per chiedere i pareri di tutte le scuole». I ragazzi dell'associazione hanno anche contattato la Provincia per chiedere un incontro. «Abbiamo scritto all'assessore Milena D'Imperio – spiega Roncon – e dovremmo incontrarla con una delegazione di studenti questo venerdì». «Dopo varie riflessioni, ma soprattutto lamentele da parte di studenti pendolari, abbiamo deciso di condividere la nostra posizione sulla settimana corta – spiega Nerina Malaj che fa parte della Rete degli Studenti medi di Pavia – Abbiamo valutato attentamente la situazione e ci rendiamo conto di quanto sia difficile gestire i fondi che purtroppo scarseggiano sempre di più, ma vorremmo chiedere di pensare soprattutto ai ragazzi, la scuola dovrebbe essere fatta su misura per loro». Il punto sono gli orari. Partendo da alcuni esempi. All'artistico ci sono 34 ore settimanali nel biennio e 35 nel triennio. «Con la settimana corta gli studenti del triennio si ritroverebbero a uscire a orari improponibili con la conseguenza di arrivare a casa tardi e stremati da numerose ore di lezione – spiega Nerina Malaj – La conseguenza più lampante si riscontrerebbe nella penalizzazione dello studio. A nulla varrebbero, inoltre, le argomentazioni riguardanti il fatto che la giornata del sabato sarebbe completamente libera, in quanto, come ogni ex studente di scuola superiore si ricordi, a poco o nulla serve concentrare in un'unica giornata quello che si dovrebbe fare nell'arco della settimana con una distribuzione adeguata». I ragazzi stessi mettono in evidenza le differenze negli orari tra una scuola e l'altra. «Al Cairoli per esempio nella peggiore delle ipotesi gli studenti si ritrovano un orario di 32 ore settimanali, cosa che succede solamente nel liceo musicale – spiega Nerina Malaj – È evidente in questo caso che la proposta della settimana corta potrebbe essere tranquillamente adottata. Altre scuole, come il Bordoni, hanno lo stesso nostro problema: il disagio del rientro per i pendolari». I ragazzi della Rete lanciano un appello: «La nostra proposta è di fare appello al principio dell'autonomia scolastica lasciando ai singoli dirigenti, in quanto persone più adeguate a decidere la migliore gestione del proprio orario scolastico, di avvalersi della scelta se adottare la settimana corta o meno». (ma.br.)