Denunciato il proprietario della casa dello spaccio

di Anna Mangiarotti wVIGEVANO Chiesto il sequestro dell'alloggio di via Gramsci usato come base per lo spaccio da due egiziani, arrestati dalla polizia locale. La richiesta si basa sulla legge Bossi Fini, perché il proprietario dell'appartamento avrebbe ricavato un profitto ingiusto dall'affitto in nero, a un prezzo esorbitante, ai due extracomunitari clandestini. Vendevano cocaina, hashish e marijuana a una clientela di tutte le età, minorenni compresi, e avevano creato un allacciamento abusivo al contatore Enel. Il giudice potrebbe anche decidere la confisca del bilocale, per cui da nove mesi veniva pagato un "canone" di 200 euro mensile, pur essendo in pessime condizioni e senza gli allacciamenti per le forniture di acqua, luce e gas. Il proprietario, un vigevanese 48enne pregiudicato, è stato denunciato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. «L'applicazione, forse per la prima volta a Vigevano, di questa specifica disposizione della legge sui flussi migratori ha grande importanza, anche per la prevenzione di altre situazioni analoghe», commenta il vicesindaco Andrea Ceffa. Il commissario capo Gianluca Mirabelli anticipa che sono in corso altri accertamenti, e potrebbero essere chiesti provvedimenti analoghi per altri alloggi. Da inizio anno, spiega il comandante provinciale Cesare Maragoni, «la Finanza ha effettuato controlli sui contratti per 25 alloggi a Vigevano, affittati da italiani e stranieri». «Il problema degli affitti in nero a prezzi altissimi ai clandestini, approfittando della loro situazione, è certamente un problema – dice Jole Barettoni, storica attivista del volontariato a sostegno dei più deboli, con l'associazione Oltremare – ma anche chi non è clandestino paga talvolta comunque a caro prezzo certificare la regolarità dell'alloggio». Ovvero: «Un extracomunitario che trova o cambia occupazione, ad esempio, pur essendo "regolare", per essere assunto da un nuovo datore di lavoro deve presentare un certificato di idoneità abitativa , rilasciato dal Comune». Per poter presentare la richiesta, si paga a prescindere una tassa di 150 euro. «Per ottenere il certificato deve far accertare l'idoneità degli impianti e far dichiarare da un geometra fra l'altro la conformità catastale». Il costo complessivo della pratica si aggira sugli 800 euro, calcola Barettoni. «Tutto ciò non viene richiesto ai residenti italiani». ©RIPRODUZIONE RISERVATA