Inscenarono il suicidio di Marchionne: licenziati in 4
NAPOLI Licenziati per aver violato «i più elementari doveri discendenti del rapporto di lavoro», e per aver provocato «gravissimo nocumento morale all'azienda ed al suo vertice societario». Con queste motivazioni la Fiat ha messo fine al rapporto di lavoro con quattro cassintegrati del polo logistico di Nola (Napoli), che la scorsa settimana erano stati contestati dall'azienda per aver inscenato il suicidio di Sergio Marchionne prima, e la sua veglia funebre poi, in seguito alla morte di una operaia dello stesso reparto che, a maggio, si era tolta la vita nella sua abitazione di Acerra. I manifestanti chiedevano il rientro a Pomigliano dei circa 300 operai trasferiti alla logistica di Nola nel 2008 e da allora in cig con scadenza il 13 luglio: la Fiat, nei giorni scorsi, ha avviato la procedura per il rinnovo della cassa integrazione per un anno. I quattro operai, appartenenti al "comitato di lotta Cassaintegrati e licenziati" della Fiat di Pomigliano, oggi saranno davanti alla fabbrica per un presidio, in concomitanza con uno sciopero di due ore proclamato dai Cobas lavoro privato dalle 13 alle 15, in segno di protesta contro i provvedimenti disciplinari, ritenuti «eccessivi» a fronte delle due manifestazioni messe in atto. Le tute blu, affermano che oltre a loro, anche Mimmo Mignano, ex lavoratore del Giambattista Vico, in causa con l'azienda per altri due licenziamenti, la cui ultima udienza dovrebbe svolgersi il 17 luglio, ha ricevuto la lettera di licenziamento.