Senato, i paletti dei dissidenti Pd

di Maria Berlinguer wROMA «Sulla questione dell'immunità decidano governo e relatori, noi non ci opporremo». Così assicura Paolo Romani, capogruppo al Senato di Forza Italia, dopo aver incontrato insieme a Denis Verdini il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi. Ma il governo si tira fuori e passa il cerino del pasticcio immunità nella mani di Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, i due relatori di maggioranza e opposizione che oggi dovranno fissare il calendario delle prossime sedute in commissione Affari costituzionali per incardinare il provvedimento su riforma del Senato e Titolo V nei tempi previsti dalla conferenza dei capogruppo. Già i tempi. Anche sui tempi Finocchiaro e Calderoli non sono d'accordo. «Se qualcuno pensa che la questione dell'articolo 68 e le polemiche che sono seguite possano servire a ritardare l'approvazione del testo è fuori strada: il mio impegno è quello di portate in aula la riforma del Senato entro i 3 luglio», assicura Finocchiaro. «Lei è ottimista perché è presidente di commissione e poi è anche del Pd», dice però Calderoli ipotizzando di portare il ddl in aula solo nella seconda metà di luglio. Per il resto Finocchiaro e Calderoli sono invece in sintonia nel negare che il governo non fosse informato della questione dell'immunità. «Il governo era assolutamente al corrente», giura infatti l'esponente delle Lega ricordando che sia lui che la Finocchiaro avevano proposto che fosse la Corte costituzionale a dire l'ultima parola sull'arresto o le intercettazioni dei senatori. E questa alla fine potrebbe essere la soluzione di compromesso che vedrebbe l'accordo tra Pd e Fi. Il governo però continua a tenersi alla larga dalle polemiche. La posizione di Renzi resta la stessa: «non possiamo farci fermare da un dettaglio, dobbiamo portare a casa la riforma», dice ai suoi il premier. «Nel nostro testo non c'era» ribadisce anche Boschi. Ma l'intoppo immunità ridà fiato anche alla minoranza del Pd. «Abbiamo deciso di ripresentare i nostri emendamenti fondamentali e tra questi inserire l'abolizione del secondo e terzo comma della Costituzione», annuncia Vannino Chiti dopo una riunione con alcuni senatori «dissidenti» che chiedono l'eleggibilità di palazzo Madama e le preferenze per la legge elettorale. «In altri termini riteniamo essenziale garantire l'insindacabilità dei parlamentari per le opinioni e i voti espressi nell'esercizio del loro mandato mentre siamo persuasi che sia venuto il tempo di abolire l'immunità perché senatori e deputati devono essere considerati normali cittadini al di fuori delle loro funzioni». In Forza Italia però cresce il malumore per le riforme targate Renzi. Silvio Berlusconi è concentrato sull'esito del processo d'appello sul caso Ruby atteso per il 20 luglio. Raccontano però che l'ex Cavaliere si senta sempre più in trappola per aver garantito a Renzi il via libera alle riforme, malgrado continui ad essere trattato come un pregiudicato da rieducare e ora anche a rischio per una nuova condanna. «Se Renzi vuole cambiare il Paese abbia il coraggio di sottrarsi all'abbraccio per lui mortale con i giudici, responsabilità ci imporrebbe di ripristinare l'articolo 68 della Costituzione che serviva e servirebbe ancora a garantire l'indipendenza tra poteri e ordini dello Stato», dice Daniela Santachè. ©RIPRODUZIONE RISERVATA