Kerry ai curdi: tenere unito l'Iraq
di Andrea Visconti wNEW YORK La ricerca di una soluzione alla crisi irachena si sposta in Kurdistan, dove il segretario di Stato americano John Kerry si è appellato ai leader della regione autonoma affinché non abbandonino il difficile processo politico di Baghdad. Per tenere unito l'Iraq serve l'impegno dei curdi, ha detto Kerry, è necessario che rinuncino a intraprendere in questa fase la strada dell'indipendenza, lasciando sciiti e sunniti a spartirsi il governo centrale. Il loro ruolo tuttavia appare particolarmente difficile, mentre l'Isis cerca proprio in Kurdistan nuovi, giovani adepti: circa 150 ragazzi sono stati assoldati dai ribelli jihadisti per combattere le forze governative, e cellule dell'Isis sarebbero nate nella regione, che fino a oggi aveva cercato di evitare il coinvolgimento in una guerra civile che, secondo l'Onu, ha fatto mille morti in 17 giorni. Kerry ieri è arrivato a Erbil, la capitale del Kurdistan, per colloqui con il presidente Massoud Barzani. Il segretario di Stato ha ribadito che l'appoggio dei curdi è essenziale per tenere insieme il governo, ora che il presidente iracheno al-Maliki ha assicurato un governo di unità nazionale entro il primo luglio. Un esecutivo di coalizione è la condizione essenziale avanzata dagli Stati Uniti affinché Baghdad possa continuare a contare sugli aiuti americani: «Pronti a usare la forza militare - ha chiarito Kerry - ma non fin quando ci sarà un vuoto di potere». I segnali che vengono dal Kurdistan, però, potrebbero indebolire la prospettiva. «È venuto il momento che i curdi determinino il loro futuro - ha detto Barzani - L'Iraq sta cadendo a pezzi». Intanto si complicano gli scenari sul fronte dell'Iran. Il governo di Teheran avrebbe fornito alle forze irachene leali a al-Maliki 88 caccia Sukhoi di fabbricazione russa per combattere i ribelli sunniti. Se confermata, la notizia potrebbe apparire come un avallo di Teheran allo status quo anziché a un governo di unità nazionale. Gli Usa, intanto, hanno smentito che droni americani abbiano bombardato postazioni dell'Isis al confine con la Siria. A condurre l'operazione sarebbero stati invece aerei siriani. Nel frattempo si delinea una spaccatura anche fra i leader religiosi iracheni. Mentre il grande ayatollah Ali al-Sistani invita gli sciiti a prendere le armi contro l'Isis, Moktada al-Sadr, ha chiesto i suoi seguaci a non allinearsi con il governo. Parole di peso, perché Sadr ha rimesso insieme il suo esercito del Mahdi, che già nel 2008 combattè contro contro le forze governative. ©RIPRODUZIONE RISERVATA