Jihadisti avanzano in Iraq l'esercito non fa resistenza

ROMA La dimostrazione di forza delle milizie sciite che ieri hanno attraversato le vie di Baghdad promettendo di annientare i terroristi dell'Isis (Stato islamico dell'Iraq e del Levante) non ha avuto alcune effetto sui campi di battaglia. I jihadisti sunniti hanno continuato la loro avanzata nell'ovest del Paese verso Siria e Giordania, hanno conquistato altre città e compiuto altre stragi. E ancora una volta, da quando la loro offensiva è cominciata lo scorso 9 maggio, sono stati "aiutati" dal ripiegamento dei soldati governativi. L'esercito ha parlato di «ritiro tattico» e di «ridispiegamento» ma, dopo la città di Rutba (caduta in mattinata), ha di fatto consegnato nelle mani dei fondamentalisti islamici anche al-Qaim, Rawa e Aana, tre località strategiche della provincia di al-Anbar, tutte lungo l'autostrada che collega Iraq e Siria. Almeno 21sarebbero le persone giustiziate a sangue freddo a Rawa e Aana. Al-Qaim riveste tra l'altro grande importanza in quanto è uno dei tre posti di frontiera "ufficiali" con la Siria. Per il resto i circa 600 chilometri di confine sfuggono a qualunque controllo, sia dalla parte siriana che irachena. L'inconsistenza delle forze governative ha fatto sì che venisse perso anche il posto di frontiera con la Giordania (Turaibil). Di fatto l'esercito sta permettendo all'Isis di portare sempre più in là il proprio progetto di uno Stato islamico confessionale che occupi parte dell'Iraq ma anche della Siria. Testimoni riferiscono che l'esodo dei civili si è intensificato. I nuovi profughi vanno ad ingrossare le fila delle migliaia di sfollati dalle prime città conquistate dai fondamentalisti sunniti: Mosul, Tikrit, Diyala, Kirkuk, e altre. A gennaio erano già padroni di Falluja e di diversi settori di Ramadi. La situazione, per i civili, è incandescente anche per l'intervento anti-jihadista dell'aeronautica militare. Secondo la tv di stato irachena, ieri mattina gli aerei di Baghdad hanno bombardato Tikrit uccidendo 40 miliziani, altre fonti parlano di 9 uccisi. Che potrebbero anche non essere uomini Isis. Sul piano diplomatico, gli Usa si muovono con i piedi di piombo. E se da una parte il presidente Obama avverte che la destabilizzazione dell'Iraq rischia di avere conseguenze sui Paesi vicini, dall'altra il segretario di Stato John Kerry arriva in Medio Oriente e, sulla via di Amman e dell'Europa, si ferma al Cairo per incontrare il presidente al Sisi con il quale parla di Egitto ma anche di Iraq. Probabilmente si tratta di un primo tentativo di restituire al Paese nordafricano il ruolo di "mediatore" per il Medioriente, occupato in passato da Mubarak. Washington ha scongelato 572 milioni di dollari di aiuti e promesso di consegnare presto al Cairo 10 elicotteri Apache. «Vogliamo che i Paesi della regione che hanno relazioni diplomatiche con l'Iraq prendano la minaccia fondamentalista sul serio come noi», ha dichiarato Kerry, ribadendo però che non sono gli Stati Uniti a dover scegliere i dirigenti di Baghdad. Però, ha ripetuto, «è necessario accelerare la formazione di un governo» rappresentativo di tutte le etnie e le confessioni.