Green campus, Moro sarà processato
PAVIA Erano stati iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di avere concorso alla lottizzazione abusiva e alla violazione delle norme di tutela paesaggistica. Ma per i 72 proprietari degli immobili di Green campus è stata presentata una richiesta di archiviazione, che ora dovrà essere valutata dal gip. Il pubblico ministero Paolo Mazza aveva comunque voluti sentirli, prima di prendere una decisione, e molti di loro erano sfilati in procura per gli interrogatori. Gli acquirenti avevano spiegato di avere comprato gli appartamenti consapevoli dell'atto d'obbligo allegato al rogito, che li vincolava ad affittare a studenti e a personale universitario. Tutti avevano sostenuto di avere acquistato gli alloggi in buona fede, confortati dal fatto che sulla questione vi fosse anche il parere del notaio. Uno degli acquirenti, sentendosi danneggiato, aveva anche avviato una causa civile per chiedere il sequestro dei beni degli indagati. di Maria Fiore wPAVIA Dopo due anni di indagine arriva il tempo dei processi. E il primo, per il caso Green campus, le residenze universitarie al Cravino vendute sul libero mercato, riguarda il dirigente comunale Angelo Moro, ex funzionario dell'Urbanistica. È stato rinviato a giudizio dal giudice Carlo Pasta al termine dell'udienza preliminare che si è svolta l'altra mattina. Moro, per il quale il pubblico ministero Paolo Mazza aveva chiesto il processo, deve rispondere di abuso d'ufficio. Per il pm, avrebbe firmato il permesso a costruire – illegittimo, secondo l'accusa, anche se la Cassazione ha confermato il dissequestro – che portò alla realizzazione delle case. Da quanto risulta, la sua posizione sarebbe stata stralciata dal filone con cui la procura aveva, ormai un anno fa, chiuso le indagini per dieci persone. Resta quindi ancora da capire che fine farà la posizione di altri nove indagati, che erano stati raggiunti dall'accusa di lottizzazione abusiva. Moro, va detto, era l'unico indagato, insieme al notaio Antonio Trotta, ad avere l'accusa di abuso d'ufficio. La procura potrebbe, dunque, aver deciso la separazione delle posizioni e quindi non è escluso che per qualcuno dei restanti indagati ci sia l'intenzione di archiviare. Oltre a quella del notaio, restano in sospeso le posizioni di Arturo Marazza, legale rappresentante della società Arco, proprietaria dell'area fino al dicembre 2009 (è difeso dagli avvocati Orietta Stella e Fabrizio Gnocchi); Alberto Damiani, rappresentante legale della società Green campus, che acquistò l'area dalla società Arco; Pietro Damiani, rappresentante dell'impresa costruttrice che eseguì i lavori (entrambi i fratelli sono difesi dagli avvocati Oreste Dominioni e Angela Maria Ghezzi); Gian Michele Calvi, progettista dei lavori, la moglie e amministratrice della società Arco Carla Casati; Roberto Turino, direttore dei lavori; Massimo Scrivani, rappresentante legale della società Pavese Srl, incaricata della vendita degli immobili e il dirigente comunale Francesco Grecchi. L'ipotesi da cui era partita la procura, ora da verificare, è che i 360 alloggi di Green campus sarebbero stati realizzati su area sottoposta a vincoli paesaggistici e, inoltre, sarebbero stati venduti invece che solo affittati a studenti, come prevedeva l'atto d'obbligo allegato al rogito. Il processo per Moro, ex dirigente del settore Ambiente e territorio, è stato fissato per ottobre. Per l'accusa avrebbe rilasciato il permesso di costruire procurando – sostiene il pm – agli amministratori di Arco, che avevano venduto i terreni a Green Campus, un ricavo di 4 milioni e 390mila euro, e alla società Green Campus di Damiani un vantaggio patrimoniale di 13 milioni e 468mila euro. I suoi legali, gli avvocati Yuri e Graziano Lissandrin, si limitano a dire: «Ci difenderemo in aula».