Artigiani, perquisizioni e veleni

PAVIA «Non ho mai preso un centesimo di quei soldi e nemmeno è stato sottratto denaro destinato alle imprese. La mia colpa? Non avere controllato quanto avrei dovuto». Ezio Tiraboschi, ex direttore dell'associazione Artigiani Confartiginato di Pavia, rompe il silenzio, mantenuto fino a questo momento, per difendersi. La procura di Lodi, pochi giorni fa, gli ha notificato un avviso di conclusione delle indagini con l'accusa di truffa per presunte irregolarità nei progetti artigiani finanziati dalla regione. Insieme a lui sono indagati l'ex vicedirettore dell'associazione, Pietro Rizzi, il segretario generale di Confartigianato Lodi Vittorio Boselli e due imprenditori di Pavia e Lodi. Mentre dalle carte dell'accusa spuntano registrazioni raccolte, di nascosto, negli uffici di viale Cesare Battisti e perquisizioni anche in studi di professionisti e avvocati di Pavia, che non fanno escludere l'apertura di altri filoni di inchiesta, Tiraboschi, affiancato dal suo legale, l'avvocato Marco Branzoli di Pavia, racconta la sua verità. «Sono stato coinvolto in questa storia per il ruolo che avevo all'interno dell'associazione – dice Tiraboschi –. Ruolo che ho lasciato di mia volontà per senso di responsabilità lo scorso dicembre, pur restando nell'associazione come funzionario. Non c'è stato, quindi, nessun provvedimento di sospensione nei miei confronti. Per quanto riguarda le accuse, spiegherò al giudice che non mi sono mai occupato della rendicontazione dei progetti». Tuttavia secondo la procura, che ha spulciato documenti e fatture, i progetti finanziati dalla regione per 230mila euro (all'associazione di Pavia sono arrivati, in realtà, 96mila euro, in relazione al progetto One to plus), anche Tiraboschi avrebbe avuto un ruolo nella presunta truffa. Le irregolarità riguarderebbero, in particolare, le fatture per beni e servizi, relativi ai progetti, che sarebbero state "gonfiate" allo scopo di ottenere i finanziamenti. «Ma questo non significa che i progetti erano inesistenti – dice l'avvocato Branzoli –. È, anzi, del tutto pacifico che i progetti sono stati realizzati a seguito di bandi del 2008 e del 2009. I progetti sono stati proposti, approvati ed eseguiti. Se irregolarità ci sono state, hanno riguardato la fase della rendicontazione. Di certo, nemmeno un centesimo è stato sottratto alle imprese artigiane». Resta il fatto, però, che se le irregolarità dovessero essere accertate, Confartigianato, che è indagata per la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, sarebbe chiamata a restituire i finanziamenti, in tutto o in parte. Non è nemmeno detto che l'indagine sia chiusa: da quanto risulta, infatti, la finanza ha perquisito gli uffici di diversi imprenditori e di professionisti che avrebbero fatto consulenze per l'associazione relative solo in apparenza al progetto. (m. fio.)