Senza Titolo

Caro direttore, non vivo a Motta Visconti ma in un altro paesino della zona e sono rimasta sconvolta per quello che è accaduto nella serata di un fine settimana qualsiasi. Una notte senza storia se non fosse per questa tremenda storia che da quel giorno non mi fa fare solo sonni agitati. Penso al massacro che è stato fatto in quella casa da una mano che avrebbe dovuto portare solo carezze a una moglie e a due figli piccoli. Una mano che invece si è armata e che lo ha fatto, se sarà provato ciò che ora si legge e si sente, in maniera premeditata, decidendo perfino il giorno e il momento proprio guardando al calendario dei mondiali. Non so se oggi riuscirò ad andare nella chiesa di Motta, se ce la farò a sopportare la vista di un indicibile dolore per i parenti (e penso anche a quelli dell'assassino che era marito e padre. E che resta figlio ma è divenuto un grande mistero per sua padre e sua madre). Non so se ce la farò a sedermi lì, pur a distanza, ad ascoltare le parole del prete. Cosa potrà mai dire il parroco che conosceva e conosce tutti i protagonisti di questa grande tragedia? Come fare a dare conforto a chi accompagnerà quelle bare che ora accolgono una mamma e i suoi due bambini innocenti? Da quella notte tutti siamo un po' più soli. E penso a chi, in quella notte e poi dopo nello sviluppo che hanno avuto i fatti, ha dovuto raccontare questo strazio ai parenti delle vittime e perfino voi cronisti che ne avete dovuto scrivere sul giornale. A volte mi chiedo come anche voi giornalisti davanti a fatti di questa gravità e incredibilità riusciate a trovare le parole giuste. Ecco volevo dire tutto questo anche se so che non serve a nulla. Neanche a me, estranea eppur vicina, che a lungo resterò turbata da questa vicenza. Lettera firmata Gentile lettrice, prendo a prestito le parole di uno scrittore, Kurt Vonnegut, il quale una volta scrisse che «non c'è niente di intelligente da dire a proposito di un massacro». Anche noi giornalisti sappiamo che le parole sono ben poca cosa davanti alle tragedie. Con umiltà si va, si guarda, si ascolta e con la maggior delicatezza possibile si mettono le mani sulla tastiera, si trovano parole per fare al meglio il proprio lavoro di testimoni che cercano la verità. Per tutti sarà difficile stamane essere lì, nella chiesa di Motta Visconti. Ma le famiglie colpite hanno bisogno di sentire il calore e l'affetto che vengono anche dal silenzio e da timorosi gesti di vicinanza. p.fiorani@laprovincia pavese.it