Scalinate pedonali infestate da erbacce proteste dei residenti

di Roberto Lodigiani wCASTEGGIO Ci vorrebbe Indiana Jones, armato di un robusto machete, per farsi largo tra le erbacce e gli arbusti che infestano le scalinate pedonali che conducono (o meglio, che dovrebbero condurre, visto che al momento sono impraticabili) alla parte alta di Casteggio. Una scalinata parte dalla zona della Circonvallazione Cantù e sale fino alla Certosa, l'altra da via Narbusto al Pistornile. «L'altra sera – racconta un casteggiano deluso – volevo farmi una tranquilla passeggiata, ma mi sono trovato di fronte a un intrico impercorribile». Lo sviluppo impetuoso della vegetazione è stato sicuramente favorito dalle piogge abbondanti dell'ultima settimana, ma anche dalla cattiva o inesistente manutenzione. «In effetti dovremo intervenire al più presto», ammette Andrea Mussi, neo assessore con delega al verde pubblico. Decespugliatori, disinfestanti basteranno per restituire le due scalinate ai pedoni. Certosa e Pistornile sono, del resto, gli angoli più suggestivi di Casteggio. La prima, restaurata negli anni Novanta dal Comune, è un complesso settecentesco edificato tra il 1700 e il 1705 dai monaci di San Brunone; nel secolo successivo passò a proprietari privati e venne lasciata in eredità alla comunità casteggiana da Luigi Cantù. Oggi è l'epicentro della vita culturale cittadina: ospita il civico Museo archeologico, ricco di reperti e cimeli del passato, in particolare dell'epoca celtica e romana che vide nell'antica Clastidium un importante avamposto dell'Urbe nell'Italia settentrio nale, e la biblioteca, dotata di una sala di lettura e di uno spazio multimediale. Nella cornice della Certosa si sono svolte anche diverse edizioni della rassegna dei vini. Il Pistornile è, invece, la parte più alta di Casteggio (non la più vecchia: la Clastidium romana e celtica si sviluppò, infatti, nella parte bassa di pianura): sulla piazza principale sorge la chiesa dedicata a San Pietro Martire., costruita nel XIX secolo su un preesistente collegio, con progetto a firma dell'architetto pavese Giuseppe Marchesi; sopra il portale d'ingresso si trova l'organo realizzato dai fratelli Lingiardi. (ha collab. Alberto Antoniazzi) ©RIPRODUZIONE RISERVATA