Riforma elettorale, l'offerta di Grillo ha il fiato corto Scenari di nuove alleanze

Con la decisione di confrontarsi con il Pd sulla legge elettorale, il Movimento Cinquestelle cerca di uscire dall'isolamento nel quale è stato costretto dai suoi leader, decisi a non fare scelte sul piano delle alleanze per rastrellare voti e massimizzare il consenso. Come dimostrano i deludenti risultati delle europee e delle amministrative - i grillini esultano ma hanno vinto solo in 4 comuni su 234 sopra i quindicimila abitanti e la conquista di Livorno è frutto di particolari dinamiche locali - il M5S è davanti a un delicato passaggio. O spende i suoi voti o si avvia al declino. Gli elettori desiderano che i grillini facciano politica " qui e ora". E mostrano di non credere troppo a una vaga, purificatrice, messianica palingenesi rivoluzionaria: da escludere anche se si guarda alla variegata composizione sociale e politica di quanti, nell'ultimo anno, hanno scelto i Cinquestelle. Casaleggio e Grillo si sono così decisi a andare a vedere le carte di Renzi. A cercare, come ha detto ambiziosamente ma forse fuori tempo massimo il capogruppo Di Maio, di fare da "ago della bilancia" nella partita dell'Italicum. L'eclatante successo elettorale, che ha trasformato il Pd in partito nazionale e baricentro del sistema, consente al leader democratico di marciare, nonostante le resistenze interne e esterne, verso il varo delle riforme istituzionali. Alle quali è strettamente collegato l'Italicum. Ma la nuova legge elettorale, che spinge a coalizzarsi per vincere al primo turno o al ballottaggio, metterebbe definitivamente all'angolo il M5S. Il partito di Grillo, che ha fatto dell'essere contro il sistema dei partiti la sua ragione sociale, ne uscirebbe marginalizzato. Andare da soli alle urne con l'Italicum vorrebbe dire, probabilmente, non solo cedere il passo al Pd a vocazione maggioritaria ma anche alla destra riorganizzata, con o senza Berlusconi, obbligata a ricomporsi per sperare, se non di vincere, di costituire almeno il principale polo di opposizione. Del resto, se il M5S fosse obbligato a scegliere, perderebbe a destra o a sinistra, come già fa intuire il crescente disagio sull'alleanza europea con l'Ukip di Farage di parte dei suoi militanti. Da qui la necessità di sbarrare la strada all'Italicum. Anche se quello che il M5S può offrire al Pd è un proporzionale. Qualcosa di simile al Consultellum, la legge risultato della sentenza della Consulta, unica possibilità per il Movimento di mantenere il suo splendido, quanto improduttivo, isolamento. Quello che i grillini chiamano "democratellum" è, infatti, un proporzionale ritagliato su circoscrizioni di dimensioni intermedie, che consente l'accesso al Parlamento anche a forze politiche non troppo grandi e, soprattutto, non obbliga a coalizioni. In cambio i grillini concedono che il partito che ottiene circa il 40% dei consensi possa avere oltre il 50% dei seggi. Ma che convenienza avrebbe il Pd nell'accettare una simile proposta? Con una diversa offerta politica non è detto che raggiunga il 40% e se non si andasse al ballottaggio dovrebbe governare con la destra, dando vento alle vele grilline. In ogni caso Renzi andrà a vedere. Se non altro perchè farlo consente al Pd di capitalizzare con Forza Italia, in una sorta di rivisitazione della "politica dei due forni", la rendita di una possibile diversa maggioranza sulla legge elettorale. Il "sì al dialogo ma in streaming" del Pd, che condiziona l'offerta alla messa in chiaro della trattativa, rovescia poi i ruoli. Abbattendo la nemesi della Rete come luogo della democrazia sui suoi teorici. Facile prevedere poi che, di fronte al probabile fallimento del negoziato, dovuto alla posizione proporzionalista, il dissenso all'interno del Movimento, sempre più insofferente verso il centralismo di Grillo-Casaleggio, dall'alleanza con Farage all'ostracismo a Pizzarotti, lieviterebbe. Tanto da sfociare nella fuoriuscita di altri parlamentari, destinati a convergere con l'area civatiana, i dissidenti di Sel, i già espulsi dal Movimento, in un gruppo deciso a costruire con il Pd una maggioranza diversa da quella con il Ncd.