Dopo va dagli amici a veder vincere l'Italia

MOTTA VISCONTI "Angeli e demoni", uno degli ultimi libri letti e tra i suoi preferiti, ha un titolo che ora suona sinistro. «Un ragazzo d'oro, ben voluto da tutti, affezionato ai suoi figli, mai uno scatto di ira», dice chi lo conosceva. Eppure dietro a quel volto sorridente, agli occhi all'apparenza limpidi e sinceri, si celava altro. Tratti di una personalità che Carlo Lissi forse non ha mai svelato, tenuti nascosti anche agli affetti più cari. In ogni caso se qualche spia c'era, non è stata colta dai genitori e dalla sua famiglia. Il padre, Francesco Lissi, dopo la tragedia non ha avuto dubbi sulla versione raccontata dal figlio. In caserma ha dato il suo contributo, mettendo a disposizione, agli inquirenti, elementi utili alle indagini. Ieri si è barricato in casa insieme alla moglie, entrambi incapaci di sopportare un dolore così grande. La perdita dei nipotini e, di fatto, quella di un figlio. Lissi, che si era diplomato al Bordoni di Pavia e poi aveva ottenuto la laurea all'Università di Pavia, viene descritto come «un ragazzo tranquillo, senza troppi grilli per la testa». Un giovane, comunque, che si portava dietro la fama di «don Giovanni», di uno a cui piacevano tanto le belle donne. Quando usciva dal lavoro, dal suo ufficio al quarto piano dell'azienda Wolters Kluver di Assago, però, tornava a casa dalla famiglia. Solo a volte andava con gli amici al bar e quando capitava gli incontri avvenivano al pub Zimè, a Besate, dove domenica sera il gruppo di conoscenti che Lissi frequenta aveva deciso di vedere la partita Inghilterra-Italia. Un'anomalia, secondo gli inquirenti, visto che un testimone, Simone M., ha riferito che di solito si andava tutti proprio a casa di Carlo Lissi. Domenica sera, però, l'informatico ha cambiato programma. Ha mandato un sms a Carlo Caserio, suo amico e collega di lavoro della moglie all'ufficio assicurativo Sai di Motta, rivolgendosi a lui con il soprannome, che ora suscita inquietudine, di "killed": «Ciao, mi hanno paccato per andare allo Zime a vedere la partita, mi hanno detto che vengono da te.... posso fare lo sfacciato e aggregarmi a voi?». Una prova, per gli inquirenti, che Lissi cercasse di costruirsi un alibi. Certo è che alla partita, l'informatico non ha tradito nessun turbamento, esultando ai gol della Nazionale e abbracciando gli amici, come in una qualunque serata. (m. fio.)