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Zeccone Auguri al sindaco in questi tempi incerti nDopo il voto dello scorso 25 maggio, per la prima volta nella sua storia, Zeccone ha un sindaco donna, Mariateresa Palestra. Diamole il tempo necessario di vestire l'abito e il ruolo che le compete per dare inizio ai nuovi progetti promessi in campagna elettorale. Spulciando in ordine decrescente i sindaci del paese, dopo l'Unità d'Italia sono stati 20, compreso quello attuale. Tutte queste persone attraverso opere realizzate, secondo i bilanci, hanno contribuito a migliorare il paese, ma molto rimane da fare e il futuro immediato non crea certezze. Però voglio essere ottimista e mi auguro che i nostri nipoti possano anche loro vedere soddisfatte le proprie esigenze. Credo che tutti gli amministratori devono sentirsi utili e dare una dritta a questo mondo che non ha più regole sociali, si parla tanto di riforme e cambiamento ma la musica è sempre quella. Se diamo uno sguardo al paese Italia, notiamo un profondo travaglio e un insieme di sperimentazioni politiche con grandi mutamenti economici. Purtroppo oggi si è passato a uno stato di incertezze. Il problema di questi anni sono gli anziani che faticano a contenere i costi della vita ma soprattutto i giovani che giustamente reclamano un lavoro… isola che non c'è. Tutto questo non è semplice. Occorre investire e resistere in modo che non si viva più di riflesso a questo momento di incertezze. Emilio Della Giovanna il dibattito La Giustizia costretta a stare di spalle nQuanto più forte è uno Stato, più forte è il diritto di indignarsi di quanti non vedono riconosciuti i propri diritti: fare giustizia significa sanare una ferita, una lacerazione, nella scoperta di essere meno indifesi e impreparati se esiste la possibilità concreta di affidarsi agli altri. Il carcere come unico baluardo al ripristino della legalità, all'assunzione di responsabilità, all'educazione da ritrovare: riesce difficile convincersi che sia la strada più efficace da percorrere per raggiungere gli obiettivi di cui sopra, un luogo deputato a saldare conti in sospeso con la collettività, uno spazio adibito alla moltiplicazione del dolore, una sorta di terra di nessuno, dove solo pochi intendono posare lo sguardo. Finchè la Giustizia permarrà signora costretta di spalle, con gli occhi bassi, non potrà varcare con autorevolezza i cancelli di una galera, per offrire forza sufficiente al riappropriarsi del proprio ruolo e della propria utilità al carcere e alla pena, nella differenza che intercorre tra chi entra in carcere, alla meno peggio rimane affondato al punto di partenza, e chi invece azzera la propria esistenza con un po' di sapone e un laccio al collo. C'è in atto una neanche tanto sottile strategia a significare che è tutto esagerato, eccessivo, un film squinternato nella sua sceneggiatura; eppure la prigione non è recinto per i soli brutti sporchi e cattivi, anche ai piani alti si muovono le pedine sacrificali, perché non solamente la libertà è comandata a sparire, con essa la dignità dell'ultima volontà di un perdono. Occorre davvero nutrirsi di resilienza, facendo un passo indietro, scegliendo la fatica, la rinuncia, per non dichiararsi sconfitti alla propria ritrovata umanità, anche all'umanità di chi è disposto a tendere significativamente la mano: non si tratta di una mera concessione statuale, bensì di una nuova condivisione che diventa conquista di coscienza. Vincenzo Andraous