Sigarette, verso l'aumento delle accise

Si accorciano i tempi per la riforma della fiscalità dei tabacchi. Il calo del gettito registrato l'anno scorso, il primo dopo decenni di crescita ininterrotta, ha spinto il governo a correre ai ripari ed entro questo mese potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri il decreto delegato per la rimodulazione complessiva delle accise, con un probabile aumento ma di una sola componente, quella fissa o «specifica». L'ammanco per le casse dello Stato è stato nel 2013 di circa 600 milioni di euro. Risorse preziose che il governo non può permettersi di perdere ancora. A studiare il dossier è stato in questi mesi il ministero dell'Economia che sta lavorando fianco a fianco con il ministero della Salute (non sempre su ipotesi largamente condivise) per cercare una soluzione. La struttura della tassazione in Italia è infatti largamente proporzionale al costo del pacchetto di sigarette. Se l'Iva è fissa al 22%, l'accisa ha una natura mista: una componente specifica, o fissa, indipendente dal prezzo, pari al 7,5% del totale del carico fiscale (aliquota base + Iva) ed una componente "ad valorem", proporzionale appunto al prezzo di vendita e pari ad oltre il 92% del totale. Il braccio di ferro oggi è sostanzialmente tra chi, compreso il ministero della Salute, raccomanda un aumento significativo della componente fissa che avvicini il nostro Paese alla media Ue del 33% e chi invece è contrario ad ogni cambiamento.