Pavia e la soluzione cinese I tifosi restano in attesa

I prossimi dovrebbero essere i giorni decisivi per la conclusione della trattativa tra la famiglia Zanchi e Agenzia per l'Italia, società controllata da un fondo di investimento cinese. L'amministratore Wang Qiangming e l'altro socio Zhu Xiaodong saranno di ritorno in Italia, dove una volta terminata senza intoppi la due diligence si procederà alla firma davanti al notaio per la cessione delle quote di maggioranza del Pavia. di Luca Simeone wPAVIA Si avvicina il momento della verità nella trattativa che dovrebbe consegnare il Pavia ai soci cinesi di Agenzia per l'Italia. E cresce l'attesa dei tifosi per la soluzione che si va profilando, tra fiducia e voglia di capire se e in che termini si concretizzerà l'avvio di un nuovo corso. «Io sono ottimista, anche perché peggio di così, con la squadra ultima, non si può – dice Simone Rantin, aficionado della curva, che di partite del Pavia ne ha perse davvero poche in questi anni – gli Zanchi quello che potevano dare lo hanno dato. Speriamo però che questi cinesi i soldi li abbiano. Il ritorno di Londrosi? L'esperienza non gli manca, ma bisognerà aspettare il mercato e le scelte che farà la nuova società, a cominciare dall'allenatore: vedremo se arriverà uno alle prime armi o un esperto come Roselli, che per me sarebbe il top. E poi la rosa: si è visto che con troppi giovani non si fa molta strada, mi auguro che l'età media si alzi. L'anno prossimo non si può scherzare, tornano le retrocessioni e se si finisce in serie D il rischio è di rimanerci per tanti anni». Molto cauto Fabio Muzzio, dello storico gruppo "Zuppa alla pavese": «Di investimenti esteri ce ne sono tanti, mi chiedo quali interessi possa avere questa società a Pavia. Mi auguro comunque che non si risolva tutto in un fuoco di paglia e che la nuova proprietà, se avverrà il passaggio, faccia degli investimenti nel club». Il quasi certo ritorno di Massimo Londrosi come direttore generale suscita qualche perplessità: «Appartiene a un passato glorioso ma con un finale meno glorioso – dice Muzzio – ricordo il suo passaggio all'Alessandria, quando ci comprò mezza squadra». Infine Ferdinando Crovace, presidente di quell'Associazione Amici del Pavia lanciata al termine della stagione scorsa per sostenere gli Zanchi, ma che adesso dopo un campionato deludentissimo e un probabile cambio societario è di fatto congelata. «Di capitali stranieri se ne vedono anche nel calcio, dalla serie A a quelle inferiori. Creano consenso e danno visibilità a persone che hanno intenzione di investire nel territorio, come pare essere in questo caso. Non credo comunque che con l'arrivo di Agenzia per l'Italia ci sarà una rivoluzione e penso che i soci minori resteranno nel club. A me comunque l'idea di avere una proprietà cinese non dispiace. Gli Zanchi hanno deciso di uscire perché non hanno trovato appoggi in città, a parte appunto alcuni piccoli soci. Pavia è così, deve calare tutto dall'alto: è successo con i Calisti prima e con gli Zanchi poi». Intanto in questa fase di incertezza nessuno degli iscritti all'Associazione Amici del Pavia ha rinnovato. «Ne parleremo con la nuova proprietà – dice Crovace – vedremo se sarà possibile continuare questa esperienza». ©RIPRODUZIONE RISERVATA