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varzi Caro assessore, l'ospedale non si tocca nHo scritto all'assessore regionale alla sanità Mario Mantovani una mail per avere una risposta certa nel bailamme di ipotesi che sento e leggo qua e là nella mia zona in merito alla chiusura dell'ospedale di Varzi. Abito nella media valle Staffora in Oltrepo Pavese, il 13 Luglio 1974 l'allora assessore alla sanità V. Rivolta inaugurava a Varzi il nuovo ospedale, in pompa magna, come ci ricorda una targa in marmo appesa all'ingresso. Ora a distanza di 40 anni, non vorrei vedere appesa un'altra targa (magari non di marmo, l'evento non merita tanto) che ci ricordasse che l'attuale assessore alla sanità M. Mantovani chiudeva, senza neppure il bisogno recarsi in loco, la struttura ospedaliera varzese, costruita non con i soldi di Rivolta ma con soldi pubblici. Sempre i soliti, quelli delle innumerevoli tasse a carico di tutti noi. L'Oltrepo è una zona molto bella, vedere per credere, ma un po' sfigata, l'unica fabbrica che c'era in zona ha chiuso da tempo, si chiamava Zincor, e da risorsa si è trasformata in sito ingombrante da bonificare. Esisteva, fino al 1966, un collegamento ferroviario tra Varzi e Voghera la cui soppressione caldeggiata da politici poco lungimiranti (perchè oggi sarebbe una magnifica risorsa) a lungo andare si è dimostrata un errore. Noi che viviamo qui dobbiamo, come tutti, arrangiarci. Ma privarci anche dell'unica struttura ospedaliera nel raggio di almeno 30 km mi pare molto poco lungimirante e, per usare un'espressione locale, "un lavurà a cü indrè" . Augurandomi che non ci si limiti a politiche miopi, attendo risposta dall'assessore Mantovani. La legge, se non sbaglio, mi obbliga ad aspettare fino a 30 giorni per risposte dalla pubblica amministrazione, e vabbe', aspetteremo. Paolo Perdoni pavia Sport e (poca) memoria storica nLeggo sulla Provincia pavese di domenica 1 giugno "La lunga marcia per celebrare i cent'anni del Coni" con la benedizione del vicepresidente regionale Enrico Ragnolini. "Devo dire che il delegato pavese Luciano Cremonesi ha avuto un'ottima idea da esportare in tutta Italia", così dichiara il vicepresidente regionale del Coni, presente alla tappa di Broni. Complimenti sinceri a tutti e due! Posso immaginare che Ragnolini non conosca il territorio e la sua storia, ma che l'attuale delegato Luciano Cremonesi abbia ignorato completamente i personaggi sportivi dirigenziali che hanno fatto la storia, la vita, i successi e le difficoltà di questi cento anni di mondo sportivo provinciale non lo tollero e non lo posso accettare. Non può esserci futuro se si dimentica e non si celebra la storia. Cremonesi è stato catapultato nel mondo del Coni nel febbraio del 2013 e forse, di conseguenza, la sensibilità verso persone eccezionali che hanno costruito questo mondo che non è nella sua cultura sportiva. Non un rigo, non un accenno, non un semplice ricordo della loro vita: e sto parlando di Fiorenzo Chieppi, Dante Merlo, del mitico "Lallo" Claudio Rusconi, dell'ing. Mario Carena, del presidentissimo Giovanni Grassani e così via... Non solo la memoria storica è stata offesa, ma più grave è il non ricordo. Piero Raggio presidente Coni Pavia 1998/2006 il personaggio La Grande guerra di Maria Cozzi nLa memoria storica della Grande Guerra ci porta al piccolo borgo di Settimo, dove nacque e visse la prima fanciullezza la crocerossina volontaria Maria Cozzi (1889-1918). Il Centenario riscopre la figura di questa infermiera, che si distinse sui campi di battaglia prodigandosi per i feriti e gli ammalati. Il conflitto sconvolse anche la tranquilla esistenza della nostra Pavia ove la Croce Rossa istituì un proprio Ospedale Territoriale nell'asilo Gazzaniga di via Palestro. In questa Clinica la Cozzi fece le prime esperienze curative verso i numerosi soldati feriti che giungevano dal fronte. In questo luogo trascorse più di un anno di assistenza lavorativa e nel luglio del 1916 la Cozzi fu trasferita sul fronte dell'Isonzo, ove subito si manifesta la virtù del suo lavoro e lo spirito di rassegnazione ai sacrifici. La permanenza al fronte di Maria Cozzi dura sino alla fatidica battaglia di Caporetto. Nel febbraio 1918, per un'alleanza d'armi, il Generale Diaz concede l'invio di un Corpo d'Armata, per combattere a fianco degli alleati, sul fronte francese. Dopo Caporetto, la Cozzi è nuovamente schierata al seguito della fanteria, in un Ospedale da campo, nella regione delle Argonne, al comando del Generale Albrici. Sul fronte francese, Maria conobbe e divenne amica della crocerossina Italia Anita Garibaldi, nipote dell'eroe dei due Mondi. La Cozzi fece ritorno in Patria nell'agosto 1918 ove si recò per l'ultima volta nella sua casa pavese di via Boezio a salutare i familiari. Nel settembre dello stesso anno Maria ritornò al fronte francese, dove gli italiani subirono una perdita di oltre 15 mila fanti. Sul fronte era anche esplosa la terribile forma influenzale di spagnola, diffusa ormai in tutta Europa, la pandemia in pochi mesi decimò venti milioni di persone di cui 400 mila in Italia. Maria Cozzi anch'essa contrasse il terribile virus e si spense l'11 novembre 1918, in un primo tempo fu sepolta nel cimitero militare, poi, in data 20 gennaio 1921, la salma fu traslata al cimitero di Pavia, con tutti gli onori e i riconoscimenti di merito. Emilio Della Giovanna voghera La spesa per i fuochi nNon trovate che i molti quattrini spesi per la mezz'ora di fuochi d'artificio a conclusione della Fiera dell'Ascensione avrebbero potuto essere spesi meglio? Il nostro territorio è afflitto da problemi di ogni genere: il dramma del lavoro, quello della casa, degli anziani in difficoltà, e così via. Non m'importa che questa lettera sia pubblicata, ma vi invito a spronare l'amministrazione comunale a un miglior uso dei fondi cittadini e a un maggior rispetto della propria gente. L'esercizio della politica dovrebbe essere vocazione al bene comune e non un lavoro molto redditizio o tradizione di famiglia! Luisa Sacchi