Vodafone: alcuni Stati hanno accessi segreti a telefonate e dati

di Fabio Chiusi wROMA Tra aprile 2013 e fine marzo 2014, i governi di sei dei 29 Paesi in cui opera hanno ottenuto segretamente «accesso diretto» ai dati in possesso del colosso delle telecomunicazioni Vodafone. L'azienda non li esplicita nel lungo rapporto pubblicato nelle scorse ore per timore di ritorsioni nei confronti dei suoi dipendenti in loco, ma il messaggio è chiaro: contenuti di conversazioni telefoniche e messaggi di testo, i relativi metadati, ma anche «nomi, indirizzi fisici e servizi sottoscritti» dei suoi utenti sono alla mercè delle autorità, senza controllo giudiziario. Più agenzie governative, scrive, obbligano infatti in diversi casi Vodafone a predisporre appositi cavi segreti per scavalcare i suoi controlli, e ottenere così accesso ai dati dei suoi utenti in totale autonomia. Il tutto avviene in stanze predisposte all'occorrenza all'interno dei suoi data center cui solo pochi, selezionati dipendenti possono accedere, a condizione che non ne parlino nemmeno con colleghi e superiori. Ma «quei cavi esistono», ha confermato il responsabile privacy dell'azienda, Stephen Deadman, al Guardian: «Il modello dell'accesso diretto esiste». In questi casi nemmeno Vodafone conosce identità e numero dei bersagli delle richieste. Ma nel rapporto, il più completo tra quelli finora pubblicati, sono dettagliati anche i dati sui Paesi in cui il quadro legislativo consente di informare almeno in parte i cittadini su come e quanto siano controllati dalle diverse agenzie che si occupano di sicurezza e contrasto del crimine. A svettare è l'Italia, con 605.601 richieste di accesso a metadati e oltre 140 mila per «contenuti nazionali». In Spagna i metadati raccolti sono 48,6 mila, in Francia appena tre. Vodafone, tuttavia, precisa che i dati non si possono confrontare: la metodologia adottata, sperimentale, non lo consente; e la stessa richiesta può riguardare più persone, o più supporti tecnologici. Ancora, il contesto normativo di riferimento - ben riassunto nel rapporto - varia al punto da rendere le grandezze nei diversi Paesi incommensurabili. Alcuni, India, Egitto e Turchia per esempio, non consentono poi di rivelare alcuna informazione. Finora le telco sono state le più restie, tra i soggetti privati, a reagire alla scoperta dei programmi di sorveglianza di massa della National Security Agency con maggiore trasparenza. La scelta di Vodafone – come scrive, «non senza rischi» - di denunciare le intrusioni segrete dei governi e chiedere che diventino illegali segna dunque una importante inversione di tendenza nella direzione auspicata dalla fonte del Datagate, Edward Snowden, proprio nei giorni in cui ricorre il primo anniversario dello scandalo.