Aziende crescita zero Nel 2013 in provincia 10 chiusure al giorno

di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Le imprese pavesi restano al palo. Il valore del Pil nel 2013 ha fatto un balzo indietro di 14 anni anche in provincia di Pavia. Il saldo tra aziende che aprono e quelle che chiudono è ancora negativo: meno 0,6%. Nel corso dello scorso anno 3530 aziende hanno alzato bandiera bianca, soffocate dalla crisi. Quasi 10 chiusure al giorno. E il quasi impercettibile incremento di aperture rispetto al 2012 (0,9%), pari a 3241 attività avviate, non basta a compensare il saldo negativo. Per l'economia pavese è ancora profondo rosso. Il rapporto provinciale 2013 è stato presentato ieri in Camera di Commercio dove i dati, snocciolati nelle 125 pagine del documento elaborato dall'ufficio studi di via Mentana, non hanno fatto altre che confermare i cattivi presagi di imprenditori e sindacati. «Il miracolo economico italiano è ancora una chimera – ha ammesso il presidente della Camera, Giacomo De Ghislanzoni Cardoli – . La provincia di Pavia ha avuto un andamento più negativo della media regionale, lasciando intravedere solo nell'ultimo trimestre i primi indicatori positivi». Segnali timidissimi in realtà, avverte il professor Luigi Migliavacca, docente di Governance al dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell'Università di Pavia. «Il solo piccolo segnale di crescita nel 2013 è dato dalle imprese di cittadini stranieri regolari» spiega Migliavacca che si addentra in un'analisi dettagliata che intreccia fattori demografici a fattori sociali. La presenza degli stranieri del resto dal 2001 al 2013 (51.018) è più che quintuplicata. «Rappresentano in questo momento una delle poche spinte innovative» ammette il docente. Le imprese in molti settori, dal manifatturiero all'edilizia, boccheggiano, nascono invece cooperative sociali che erogano servizi alla persona o alla sanità anche in virtù del fatto che il 23% della popolazione ha più di 65 anni. «Ci si sposta nel settore dei servizi – rileva Migliavacca – Manca però ancora il trasferimento di conoscenze tecnologiche alle imprese che invece aiuterebbe il rilancio». Che si debba potenziare « l'interazione tra mondo produttivo e universitario» lo ribadisce anche Marialisa Bischetti, presidente della Cna. «Senza innovazione e trasferimento tecnologico non si va da nessuna parte – aggiunge – Non si comprende il perché di questa mancanza di dialogo». «Lo scenario è allarmante – incalza Carlo Gerla, segretario generale della Cisl – . Bisogna avere il coraggio di ammettere che nella nostra provincia non si fa sistema, non c'è progettualità. Facciamo un appello a osare di più, altre province lombarde ci sono riuscite. Qui ci sono ancora troppi posti di lavoro a rischio». «In questo Paese si è fatto di tutto per scoraggiare gli imprenditori» fa notare Alberto Cazzani, presidente dell'associazione industriali. «Le soluzioni ci sarebbero – fa notare Paolo Del Debbio, docente allo Iulm e conduttore della trasmissione tv "Quinta colonna " – Sono anche semplici ma la politica non le ha mai trovate».