Pestarono un giovane condannati 9 poliziotti
di Annalisa D'Aprile wROMA La sera del 5 maggio del 2010, Stefano Gugliotta, 25 anni, in sella al suo motorino, in compagnia di un amico, Fabio Zanatta, sta andando ad una festa. Passa in via Pinturicchio, quartiere Flaminio di Roma, non lontano dallo stadio Olimpico, dove hanno appena finito di giocare la finale di Coppa Italia tra Roma e Inter. È da quelle parti, zona stadio, che scoppiano gravi disordini. Gugliotta non c'entra nulla con quegli incidenti, non era nemmeno alla partita, ma resta coinvolto in un fermo che diventa un incubo. Bloccato dagli agenti della mobile, il ragazzo viene subito aggredito e preso a calci, pugni e manganellate. Cerca di spiegare che con le violenze post partita non c'entra ma le botte non si fermano, gli fanno pure saltare un dente. Alla fine perde i sensi e si risveglia in carcere, con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale, e da dove non uscirà che sette giorni dopo. A fare luce su quella sera arrivano, finalmente, dei video girati dagli abitanti della zona. E così viene fuori la verità che ieri, a distanza di quattro anni, è stata riconosciuta anche dalla giustizia. Quattro anni di reclusione per lesioni: questa la condanna inflitta ai nove agenti della celere riconosciuti responsabili del pestaggio di Gugliotta. «È stata fatta giustizia…mi hanno massacrato» sono le uniche parole che il ragazzo è riuscito a dire ieri tra le lacrime mentre abbracciava i genitori. La sentenza è più pesante della richiesta fatta dal pubblico ministero Pierluigi Cipolla. Il pm infatti, ha chiesto tre anni per Leonardo Mascia, il primo ad aggredire Stefano secondo le ricostruzioni dell'accusa, e due per gli altri agenti intervenuti in un secondo momento. Per il pm l'aggressione è avvenuta senza che «ricorressero esigenze di tutela dell'ordine pubblico o di contrasto di particolare resistenza». Gli agenti, imputati per lesioni gravi, sono stati condannati in primo grado anche a un risarcimento di 40mila euro nei confronti del giovane e a pagare le spese processuali per 3.500 euro. «Non è mai piacevole veder condannati dei pubblici ufficiali per reati simili», ha detto l'avvocato di Gugliotta, Cesare Piraino, «ma se il reato riconosciuto è questo, la pena non poteva essere modesta». Per la stessa vicenda è in corso un procedimento parallelo, nei confronti degli agenti che verbalizzarono quanto accaduto e sono accusati di calunnia e falso. A sostenere Gugliotta e la sua famiglia c'erano Lucia Uva e Claudia Budroni. La prima, è la sorella di Giuseppe, artigiano di 43 anni morto in circostanze ancora da chiarire dopo aver passato la notte nella caserma dei carabinieri a Varese. La seconda è invece la sorella di Dino, ucciso da diversi colpi d'arma da fuoco esplosi sul Grande Raccordo Anulare di Roma e della cui uccisione è accusato un poliziotto. «Noi siamo tutte unite», ha detto Claudia dopo la lettura della sentenza. E tra 90 giorni saranno depositate le motivazioni di una condanna così pesante. ©RIPRODUZIONE RISERVATA