Csm verso il "no" ai trasferimenti
MILANO Non sarà un trasferimento d'ufficio a mettere la parola fine sullo scontro nella procura di Milano tra il procuratore Edmondo Bruti Liberati e l'aggiunto Alfredo Robledo. La prima commissione del Csm ha esaminato il caso senza giungere a una decisione definitiva, ma da quanto filtra si va verso un'archiviazione «critica», mentre resta aperta la porta per l'avvio dell'iter disciplinare. La vicenda, che è partita da un esposto di Robledo ma ha preso poi contorni più ampi, procede su due binari: uno è quello della prima commissione, competente per le incompatibilità; l'altro è quello della settima, competente sull'organizzazione degli uffici giudiziari. Giovedì entrambe potrebbero votare, ma non è certo. Tutto dovrà poi passare al plenum. Ieri la prima ha esaminato la bozza di relazione predisposta dal relatore Mariano Sciacca (Unicost), nella quale emergono anche punti critici. Due, in particolare, le questioni scottanti: il fascicolo Sea-Gamberale dimenticato in cassaforte, per sua stessa ammissione, da Bruti Liberati che avrebbe dovuto trasmetterlo a Robledo; e il doppio pedinamento, denunciato da Bruti, ma negato da Robledo, che sarebbe avvenuto a carico di uno degli indagati nell'inchiesta su Expo con il rischio di intralciare le indagini. Quando verso l'una, alcuni dei consiglieri escono da Palazzo dei Marescialli, concedono poco: «Questa è come una camera di consiglio», dice uno di loro. Perché, c'è un processo?, è l'obiezione dei cronisti. «In un certo senso, sì», risponde uno di loro. In commissione le posizioni non sono unanimi. A prevalere, però, è l'orientamento che porta all'archiviazione: nessun trasferimento d'ufficio, quindi, perché non si ravvisano comportamenti che abbiano compromesso l'autonomia e l'indipendenza dei due magistrati nell'esercizio delle loro funzioni. Ma sia la prima che la settima commissione potrebbero trasmettere gli atti al pg della Cassazione, a cui compete l'azione disciplinare.